Quando il mondo in superficie non basta e si nutre il desiderio di ricercarne uno diverso, senza suono, dimensione, né spazio, né limite di confine terrestre, si può varcare una porta che, una volta aperta, sfoggia dinanzi ai propri occhi il sentiero del Nautilus.
Abbandonate le pagine di Jule Verne e del suo “Ventimila leghe sotto i mari”, in cui si narra la storia del capitano Nemo e del suo sottomarino Nautilus, si può vivere un’esperienza unica nello stesso mondo in cui viveva Nemo. Ovvero, sul fondo del mare.
Aqaba, piccola cittadina della Giordania, affacciata sul golfo omonimo e circondata dalle montagne del deserto. Una località in cui la temperatura non scende quasi mai al di sotto dei 20 gradi centigradi e dove, d’estate, può superare i 40 frequentemente.
Qui, il caldo è così insopportabile da avere l’impressione che qualcuno lasci acceso l’asciugacapelli tutto il giorno. Nemmeno la notte rinfresca. Non c’è tregua. Ma il refrigerio e la spettacolarità vivono nel mare. Sott’acqua.
Le spiagge di Aqaba sono poco invitanti, a causa della vicinanza al porto, ma i suoi fondali marini consentono di praticare lo snorkelling e di esplorare il misterioso pianeta sottomarino.
A pochi chilometri dal confine con Israele e l’Arabia Saudita, nonché di fronte alle coste egiziane, Aqaba è in una posizione strategica e suggestiva. L’Egitto, è talmente vicino da poter osservare, dalle spiagge giordane, con una certa nitidezza, i contorni dei suoi alberghi situati sulla costa.
Le immersioni iniziano proprio da qui. Pochi passi verso il mare limpido, illuminato dal sole e, con molta attenzione agli scogli, si nuota, prima a filo d’acqua per non creare danno, urtandoli, ai coralli più esposti, poi, man mano, allontanandosi dalla spiaggia, si prende confidenza con un ambiente vasto e incredibile, fatto di colori brillanti e assolutamente vivi. Vivi in ogni senso.
Qui sotto, infatti tutto è vivo. I coralli, sugli scogli, danzano al movimento della corrente marina. Sinuosi, leggiadri. E non è vero che non c’è suono in questo luogo. C’è. E si sente. E’ il suono del mare, del suo richiamo, del respiro nel boccaglio per l’aria. Il suono del proprio corpo che fende l’acqua e dei pesci che nuotano accanto e, con disinvoltura, continuano il loro percorso affiancandoci o schivandoci. E’ il suono dello stupore quando si nota, per la prima volta, un corallo nel suo habitat. Laddove nasce.
Lo spazio, la dimensione perde ogni significato, ogni ragion d’essere. Il limite sparisce. Il confine non esiste. E il tempo, qui non c’è mai stato.
La vita sottomarina si basa sul rispetto di un perfetto equilibrio. L’attività di immersione va, infatti, praticata in maniera responsabile. Anche una piccola disattenzione può provocare un danno ecologico.
La bellezza, innata e irripetibile, va preservata e i fondali di Aqaba sono lo specchio di un’altra vita che possiamo solo, di tanto in tanto, scorgere.
I centri per le immersioni, numerosi in tale zona offrono la possibilità, anche ai principianti, di dilettarsi in questa pratica, ma i coralli sono talmente visibili grazie alla cristallinità delle acque che può capitare di ammirarli anche stando semplicemente a “testa sotto”.





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