È il giorno di Apassionata. Dopo Arabian dream di Venezia e Fiera Cavalli di Verona, torno ad immergermi nell’atmosfera che solo il bionomio cavallo e uomo sanno regalare. Sono a Firenze. Pronto per farmi calpestare l’anima dal galoppo di magnifici destrieri e cavalieri. Non mi asterrò dall’elegante contagio di dolce forza equina.
Finalmente arriva il momento. Si spengono le luci. Simile a un concerto rock, il pubblico del Mandela Forum inizia ad applaudire. Lo spettacolo “Grand Voyage” si rivela. Ed ecco i primi attori che calcano la pista. Una nuvola bianca si sdoppia in un candido esemplare a quattro zampe, e una delicata valchiria che ne carezza il rapido movimento.
La luce cambia di continuo. Dall’azzurro al rosso fuoco. Dal verde a effetti più policromatici. Vicino a me, la collega Marta Biagini inizia a scattare. La vedo spostarsi. Aspettare i tempi. Seguo il suo obbiettivo. Con i miei goffi pensieri, cerco di capire il perché immortali un movimento invece d’un altro. Frazioni di secondi cristallini che decidono il suo momento.
Sono seduto, eppure in viaggio. Passo dai cavali islandesi alle arti marziali asiatiche, in un susseguirsi di coreografie che richiamano il colore espressivo dei film Hero (2002) e La foresta dei pugnali volanti (2004). Arti Marziali Asiatiche accompagnate dai potenti battiti della batteria Giapponese di Taiko.
L’atmosfera si fa sempre più calda. Le luci sono scomparse. In pedana c’è il fuoco. E lì in mezzo a cavalcare. Tengo gli appunti conficcati nella mente. Il ritmo è incalzante. Non mi posso più staccare. Soavi figure femminili si alternano a un “cow-boy” capace di salire in piedi sul suo cavallo, e fare qualche gioco col suo lazzo.
Mi sposto a est. Nel cuore più selvaggio della Mongolia dove un valoroso arciere scaglia frecce verso un bersaglio tenuto da un altro uomo. Lo stupore dei giovanissimi (e non solo) sale in cattedra. Il sound incalzante che accompagna la performance non m’impedisce di immedesimarmi nel sibilo della saetta scagliata.
Il grande viaggio cambia ancora. Si abbandona nei sogni, nelle speranze, nelle emozioni degli inizi della vita. Sylvie Willms, accompagnata da tre piccoli puledri, duetta con l’amore. Subito dopo, applauditissima l’esibizione a ritmo di can-can in stile Moulin Rouge: dopo l’esibizione di possenti destrieri, arriva anche Hermann Watehof che insieme a un tenero puledrino si esibisce in esercizi circensi e salti acrobatici.
Faccio ancora in tempo a passare per le calde atmosfere delle ballerine brasiliane, che già sento la marea delle spiagge sudamericane rapirmi mentre sono disteso sulla sabbia. E poi ritorno all’origine. Al colore della “dama delle nevi”, il cui mantello segue in perfetta sintonia gli eleganti movimenti del cavallo.
Rimango dal calore di quanto visto, convinto che a breve mi trasformerò in minotauro. Nell’applauso finale annullo la mia vista affidando agli altri sensi il piacere delle ultime scoperte. Mi sembra stia passando un’eternità. Vengo destato da Marta. Apro gli occhi indeciso se aver vissuto un sogno o meno. Subito dopo, sento un nitrito riscaldarmi la nuca.
Tutto vero. È stato il grande Voyage nella vita del mondo.





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Il solo commento possibile : “Appassionatamente”
Grazie
caterina
Luca,
credo di aver ammirato quello spettacolo proprio lo stesso giorno in cui c’eri tu. Un’emozione indescrivibile che ancora ri-provo leggendo le tue parole. Bravo!
ciao Elena, incredbile le coincidenze. Concordo con te, è stato davvero uno spettacolo notevole…da lasciarsi andare fra musiche e galoppate…cari saluti