Spagna. Andalusia. Otto provincie all’interno di un’area geografica e politica autonoma e che rappresenta la più popolosa della penisola iberica. Un territorio che sfiora il Portogallo e si affaccia sull’oceano Atlantico e sul mar Mediterraneo di cui gode i benefici effluvi.
Una regione orgogliosa, ricca di tradizioni, di storia e di passioni. Ricca di calore, sia in senso metaforico, che climatico. Definita da molti il ponte tra due continenti, quello europeo e quello africano.
Accogliente Paese di migrazioni e di mescolanze di stili di vita. Insomma, un caleidoscopio di umori e rumori, ma anche di colori, soprattutto bianchi a tingere le tipiche case e di profumi d’agrumi e di olivi.
Qui, nel meridione spagnolo, un suono solo è inconfondibile, immediato e antico. E’ il suono potente, penetrante, coinvolgente del flamenco. Non solo una danza, una musica, una pittura, ma un modo di pensare, di essere, di interpretare l’esistenza.
Fortemente influenzato dai nomadi gitani, il flamenco vanta atavici ricordi di mori ed ebrei, di genti che, sfuggite a varie persecuzioni, inneggiavano alla vita alla propria maniera, tramandando i loro usi oralmente, di generazione in generazione.
E’ un po’ l’arte di strada che, con il passare dei secoli, assurge a nuova realtà e tutti, grandi, piccoli, ricchi e poveri se ne appropriano. Ma parlare di flamenco è, forse errato, in quanto non esiste un solo tipo, ma oltre una cinquantina. Svariati e diversi, pur avendo una comune matrice. In breve, ad ognuno il suo. E’ puro ritmo. Il tacco di una scarpa che batte sul pavimento.
Inizia come canto a palo seco, ovvero privo di musica, poi evolve in un continuo crescendo. E’ frenetico, dinamico, vitale. E’ il sangue che scorre e ribolle nelle vene. E’ rosso cremisi. E’ l’anima che volteggia, libera e possente, nell’aria. E’ una nacchera che si apre e si chiude velocemente tra le mani, un ventaglio aperto che, sventolato, sembra sfidare la vita.
In Andalusia si respira l’atmosfera del flamenco ovunque, dal momento in cui “lei”, questa terra, offre il suo benvenuto al viaggiatore a quando, sorridendo, gli accenna, con la mano, un saluto d’addio.




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