Un viaggio inizia dal desiderio di esplorare, di conoscere, di mischiarsi a tutte le razze e a tutte le cose del mondo e inizia anche da un Paese. Ma un Paese è visitato in superficie, dove la luce del sole lo rischiara, ma, a volte, c’è un mondo nel mondo da scoprire, celato da sempre agli occhi degli uomini e serbato dalle ombre e dal buio.
Sotto terra. E’ qui che andiamo oggi. Proprio sotto terra a compiere un’escursione che non ha eguali. Un’avventura che ci avvicina al fantastico racconto di Giulio Verne, scrittore francese che nel suo “Viaggio la centro della Terra” ci precede in questa mirabile discesa.
Occhi aperti, torcia accesa e rudimenti di speleologia alla mano. Siamo in Turchia orientale, nella zona dell’Anatolia, lontani dai sentieri più battuti dai turisti, sotto un sole cocente estivo, non troppo distanti da Erzurum, la città dell’ambra nera.
Qui ci fermiamo a Karaca Magarasi. Si tratta di una grotta, aperta al pubblico solo negli ultimi anni, posta su una piccola collina da cui si gode una bella vista panoramica. L’ingresso alla struttura è moderno, attrezzato per i visitatori e le guide accompagnano chi decide di addentrarsi nei sotterranei turchi.
L’immaginario collettivo non basta a raccontare la meraviglia di questa grotta. Ampia, spaziosa e assolutamente ricca. Ricca di ogni cosa, stalattiti, stalagmiti, rocce dalle forme più disparate. E’ un giro in giostra, un luna park, anzi un monumento della natura a se stessa.
Lungo alcuni piccoli corridoi lambiti da corrimani si passeggia con la montagna sulla testa, ma è una passeggiata serena, tranquilla, silente e morbida. Ogni passo è fatto di stupore e le parole non descrivono il segreto di Karaca Magarasi perché in alcuni luoghi le parole perdono il loro senso.
Non hanno ragione d’esistere. Sono superflue. Qui è la grotta l’unica autorizzata a parlare e il solo rumore che si avverte è quello dei pensieri dei visitatori. Tutti uguali. Pensieri di incredulità.
Karaca Magarasi si è formata nel corso di molti secoli. Una sola goccia d’acqua che permea la roccia impiega millenni ad assumere le geometrie presenti qui. Le stalattiti sono enormi e si incontrano in un punto preciso con le stalagmiti fino a formare delle colonne. Qui, l’uomo non ha creato nulla, è solo spettatore ed è questo il bello.
Le rocce appaiono lisce, levigate, luminose e alcuni punti-luce posti ad arte, come ad illuminare delle tele di famosi pittori, creano giochi di ombre e prospettive d’incanto. Sembra quasi che, da un momento all’altro, qualche fata o un simpatico gnomo debba saltar fuori per invitare i viaggiatori nella sua piccola casa. Questo è il luogo della magia e della fiaba.





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