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Amsterdam, la Bella - foto : Winterse beelden © Netherlands Board of Tourism & Conventions
Winterse beelden © Netherlands Board of Tourism & Conventions

Amsterdam, la Bella

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A’dam (il termine abbreviato usato dagli olandesi) è giovane, frizzante. Negli ultimi anni l’ho abitata, vissuta, girata in lungo e in largo. Sono stato nella città olandese almeno dieci volte, per periodi dalle due settimane al mese, ai due mesi, un’estate: Amsterdam è una città assurda.

Una volta al Paradise, fra i murales raffiguranti Bob Marley e le candele accese, un caraibico malandato, dopo avermi visto scrivere qualcosa al mio tavolino, si è alzato dal suo angolo, mi ha raggiunto e mi ha chiesto se ero un pittore. Quando gli ho risposto di no lui ha sorriso, mi ha offerto un’arachide e se n’è andato.

Un’altra volta, nel quartiere a Luci Rosse, verso le due del mattino, sono stato affrontato dalla truppa dei rottami capeggiata dal “grande vomitatore” che sembrava un po’ Ginsberg e un po’ Marx; aveva un telefono rosa in mano; “comunico con la regina”, mi ha detto mentre passavo in mezzo al nugolo dei diseredati.

Ho visto un busker guardare un’insistente pioggia cadere sul suo cappello delle offerte vuote, sui suoi vestiti da poco prezzo, sulla sua vecchia chitarra. Il busker ha rivolto lo sguardo al cielo nero e nuvoloso e ha iniziato a cantare “sunshine”, una specie di preghiera. Lo ha fatto con un sorriso.

Ad A’dam ho conosciuto una ragazza francese che girava con un alano. Uscivo dall’Abraxas coffee-shop, dietro a Paleisstraat e lei, col suo vestitino hippie e le collanine, mi ha chiesto se conoscevo un buon posto per bere cioccolata in tazza. Aveva una coppia di Liberation sotto il braccio. L’alano trotterellava a qualche passo da noi, libero, senza guinzaglio.

Amsterdam è un luogo ordinato e bizzarro. Il suo nome significa “Diga sul fiume Amstel”. Grande centro finanziario, è anche un notevole polo industriale. Fondamentali, sono le attività legate al porto, il secondo del paese dopo Rotterdam. Il Noordzww Kanaal esistente fin dal 1600, ne fa un importante sbocco delle merci provenienti dalla Ruhr.

Le sue case costruite su palafitte, i canali, il ritmo lento, i bellissimi palazzi costruiti nella sua epoca d’oro, tra il 1580 e il 1700 grazie al commercio della seta, delle spezie e degli schiavi. Il suo impianto urbanistico conserva ancora quello del progetto di ampliamento del 1612.

Amsterdam è una città molto tollerante (le coppie omosessuali possono sposarsi, la prostituzione è regolamentata, le droghe leggere sono legalizzate), cosmopolita (sono rappresentate almeno 145 nazionalità) e vanta un gran numero di musei, gallerie e manifestazioni culturali.

Lo standard di vita è alto, l’aria respirabile, il traffico sotto controllo. Casomai, bisogna stare attenti alle biciclette: soltanto nella capitale ne circolano almeno 600 mila e ci sono oltre 400 km di piste ciclabili, comparse circa 50 anni prima rispetto a molte altre città. La bici è il mezzo ideale per spostarsi da qualsiasi parte, spesso anche il più veloce.

Negli anni ’60, il movimento dei Provos (uno dei gruppi più dinamici e creativi del ’68 globale) esaltò i benefici ecologici e logistici di questo mezzo di locomozione mettendo a disposizione di tutti centinaia di bici bianche da usare e lasciare sul posto.

Il risultato di questo intreccio multirazziale e multi religioso si traduce in una attività culturale ricchissima, con manifestazioni di ogni genere, durante tutto il corso dell’anno, e con più di 48 musei, alcuni di livello e fama mondiale.

Basta fare un giro nello “storico” Jordaan. Una volta era il quartiere operaio, oggi è pieno di atelier, ristoranti creativi, bar alla moda, oppure Westerpark e Westergasfabriek, un complesso di ex fabbriche edificate nel 1885 trasformato in un centro culturale.

E poi ci sono i coffee-shop, locali dove è possibile acquistare e consumare le diverse varietà di droghe leggere, ricevendo anche consigli dai venditori. Nella maggior parte dei coffee-shop è vietato servire bevande alcoliche.

Negli ultimi anni i governi olandesi hanno attuato una serie di limitazioni a queste attività commerciali. Negli anni ’90 i coffee shop in Amsterdam erano circa 600; nel 2007 il loro numero si è ridotto a 200.

Ma A’dam è anche quartieri residenziali, isolati lontani dai flussi turistici, dalle bande di turisti de-responsabilizzati che vanno ad osservare le prostitute in vetrina o a dare una veloce occhiata al Museo Van Gogh.

Il quartiere Zeeburg, per esempio, dove la maggioranza della popolazione viene dall’Indonesia o dal Suriname, è un luogo splendido e tranquillo dove entrare in contatto con le mille culture di Amsterdam. Le finestre delle case non hanno le tende e permettono di curiosare nei begli interni delle abitazioni. Gli alberi costeggiano il viale che porta al Flevopark, un parco immenso e bellissimo con le anatre e le oche.

In un lembo di terra collegato alla città grazie ad un ponte sorge lo Zeeburg Camping, il campeggio più liberale della città. Tacchini e capre girano per il prato. Nella casetta di legno si gioca a biliardo, si leggono i libri della vasta biblioteca, si fumano gli acquisti della mattina.

Nelle strade intorno a Polderwerg i chioschi dove si preparano bamki goreng, lemper, nasi goreng e altre specialità degli esuli indonesiani trasudano di mille odori speziati. Dei gabbiani volano in cielo. Un uomo mi chiede se sono mai stato su un tetto di Amsterdam. Gli dico di no. Per un euro mi propone di salire sul tetto di casa sua e dare un’occhiata in giro.

Sorrido. Lo seguo. Amsterdam, città strana.

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LIBRI

La fine è il mio inizio

"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2006

Focus Viator – Fifteen safety matches

"Focus Viator – Fifteen safety matches" di Lorenzo Mazzoni - LA Case, 2011



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