Vivevano in una terra prodiga di frutti, fiori e animali: una sorta di paradiso preservato.
Venne un giorno funesto e tutto cambiò. Le terre furono tagliate in due da una cicatrice che segna irrimediabilmente la foresta amazzonica: la Panamericana BR 174 che da Manaus porta in Venezuela.
Nello stato di Amazonas (Brasile) sopravvivono circa tremila indios Yanomami o Yanoama dei 10 mila sparsi tra il territorio brasiliano e quello venezuelano dell’Alto Orinoco. Altre comunità minori come i Waimiri-Atroari e gli Arekuna occupano le terre che per costituzione sarebbero di loro proprietà.
E’ ormai mezzanotte quando l’Onibus Andorinha diretto a Boa Vista (confine venezuelano) si ferma nel distretto di Alalau, in territorio indio. Viaggiamo da almeno dieci ore attraverso la foresta.
Il chiarore della luna illumina a tratti gli acquitrini dai quali spuntano arbusti e felci acquatiche: sono le foreste sommerse o igapò. L’invisibilità che pulsa all’interno della foresta è impressionante. Qui ci accampiamo. Ho in tasca un lasciapassare della Fondazione Nazionale degli Indios e una lettera dell’ambasciata italiana di Brasilia.
Il mattino ci coglie prestissimo. Restiamo distesi sulle amache in ascolto della foresta sotto una pallida foschia d’altro mondo: scricchiolii di alberi marciti, pigolii di uccelli, grida di scimmie. Odore intenso di vita, mentre le cime degli alberi colorano l’aria di un verde incerto.
La terra è rossa. Fiuto l’alba cercando di riordinare le idee. Percepisco la presenza risoluta degli indios. Lungo la Panamericana ho osservato come la perfetta simbiosi tra natura e uomo è disturbata dal rumore assordante dei bulldozer che distruggono la foresta mentre cerca di rinascere lungo la via.
La fauna trova riparo in luoghi lontani e le terre, culla di divinità ed eroi, sono occupate dai fazendeiros che usano le molocas per allevare il bestiame, distruggendo i piccoli campi coltivati e sfruttando la manodopera degli indios senza pagare nessun contributo. Bambini servi, portatori d’acqua, recintati come bestie selvagge.
Così fanno i garimpeiros (cercatori d’oro), mercenari dell’industria pronti a razziare e uccidere, invadendo i fiumi e impedendo, così, agli indios di pescare. Danni irreparabili dell’invasione all’ecosistema della selva. E la cultura Yanomama muore. Una sorte decisa e annunciata come quella della foresta amazzonica.
“Anticamente avevamo tutta la terra, avevamo la caccia, la pesca, avevamo tutta la frutta della foresta…avevamo tutto”. Parole forti e disperate. Parole d’orgoglio e di rabbia. Sono quelle di un capo Atroari. Occhi liquidi che puntano al cuore.
Molti Yanomami si sono lasciati catturare dalle seduzioni dell’Occidente e, con un solo soffio di foresta nella memoria, vivono ai margini delle strade, distrutti dall’alcol, mendicando nei sobborghi di Manaus. Altri sono costretti tra le mura delle missioni. Altri sono stati sterminati. Pochi trovano rifugio all’interno della selva e vivono nello Shabono.
Allora si vestono d’aria, si adornano le orecchie di piume e fiori, si infilano bastoncini nelle guance e nel naso, si dipingono il corpo con il rosso dell’onoto, simbolo di gioia e di vitalità, si profumano con l’uruncu, vivono nel respiro rovente della natura e nella memoria conservano i segreti della loro cultura.





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complimenti,molto interessante aspetterò il seguito
Grazie maria pia, il seguito è gia on line e se ti interessa l’etnografia puoi conoscere gli Akha della Tailandia. marta
Complimenti , scrivi veramente bene, riesci a far sentire al lettore l’atmosfera che ti circondava. scrivimi
Ciao Nicola, ti ringrazio. ma tu abitavi in Boboli? Continua a leggere su Il Reporter è un ottimo quotidiano. Ciao marta
Stupendo!
Complimenti per il reportage. Sono interessata a visitare gli stessi luoghi. Potresti aiutarmi?
grazie Eleonora. Leggendo la 2^ parte capirai che è veramente difficile ottenere un permesso della FUNAI (fondazione Nazionale Indios)tantomeno quello dell’ambasciata italiana di Brasilia. Cmq da Manaus ti puoi avvicinare alle “riserve”. Io non te lo consiglio. Vale la pena, invece, scendere il Rio delle Amazzoni fino a Belem per scoprire l’Amazzonia. Ciao
Non conoscevo il reporter… Bene!
Andrò a leggere gli altri articoli legati a questo, sui miei amati Yanomami… Nel 94, qui a Milano, ho conosciuto il loro leader Davi Kopenawa a cui ho dedicato due kit didattici sul valore della diversità che ho scritto per le scuole…
ciao daniela
Ciao Daniela, non ho personalmente conosciuto Kopenawa so quanto fà per il suo popolo. Ho vissuto con i Waimiri Atroari del Roraima vicino a Boa Vista per 45 giorni registrando i canti e il linguaggio, osservandoli da vicino nello Shabono mangiando e giocando coi bimbi. Quello che ho fatto e che posso fare è parlare, scrivere della loro cultura e denunciare le continue violenze che subiscono. Ti contatterò prestissimo
Marta