Arrivare in Trentino Alto Adige via Cadore è un viaggio che oltre a spalancare i polmoni per l’aria fresca e pura, ti porta ad attraversare una delle zone montane più belle d’Italia, se non d’ Europa. Superati in sequenza i paesi di S. Stefano, Candide, Dosoledo, Padola, ecco Passo Monte Croce di Comelico (1636 m), dove si abbandona il Veneto per entrare nella provincia autonoma di Bolzano.
Passato per Moso, e giunto alfine nella vicina Sesto, è arrivato finalmente il momento di lasciare la macchina. Una giornata di sole è fondamentale per godersi un’escursione fino al Monte Elmo (2043 m.) via funivia. Guardo il solido cavo d’acciaio cercando di scorgere il mio traghetto. Dove sarà mai? Guardo l’azzurro del cielo avvolgere tutto, poi d’un tratto, eccola spuntare. Viene a prendere i nuovi gitanti. Tutti armati di zaini, bastone da passeggio, panini al sacco e una gran voglia di relax.
Superato l’imbarazzo per il prezzo, a mio parere un po’ eccessivo (nove euro per la sola andata), faccio i conti con le “amiche” vertigini. Quando sto per partire, una turista schizza in fretta e furia fuori dalla funivia. Quasi che ci avesse ripensato. La vedo parlare un attimo con gli addetti alla sicurezza. Si precipita correndo come una saetta verso il parcheggio delle auto. Poi ritorna. Arrossata per la fatica, e un po’ imbarazzata per aver fatto aspettare tutti.
Si parte. La porta si chiude automaticamente. Facendomi forza, inizio a guardare giù. Sotto di me. È uno spettacolo. Le case si fanno sempre più piccole. Sesto è ancora più bella da quassù. Ordinata. Con i tetti della case a V e le terrazze tutte ornate di fiori colorati. Le mucche pascolano tranquille. Mi sembra di sentirli i loro muggiti. Vorrei essere davanti a loro in questo momento.
Più si sale e più la vegetazione si fa diversa. Diminuisce “la mano dell’uomo” e si vede l’inimitabile lavoro di Madre Natura. L’ombra della funivia si espande sulle radure sotto di me. L’ombra della funivia si spalma in mezzo al bosco e sulle creste dei pini. Poi arriva il momento peggiore per me. Il pilone. Come un vuoto d’aria in aereo. Quando la funivia vi passa sopra c’è come l’impressione di fare un salto nel vuoto. E cadere. Ma per fortuna è solo un illusione.
Passa ancora qualche minuto, e finalmente vedo la stazione di arrivo. Il mezzo meccanico si aggancia. Ancora un po’ contratto, scendo lasciandomi libero di librarmi sulla terra. I miei scarponi da trekking prendono confidenza con erba, fango e ghiaia. Per le prossime ore, lasciatemi così. Davanti alle montagne. Non voglio altro che condividere il vento e il sole. Al domani ci ho già pensato abbastanza.





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