Confine Italo-Austriaco. Alpi Carniche. Lasciata la funivia che mi ha condotto da Sesto (Bz) fino alle pendici del Monte Elmo (2434 m s.l.m.), muovo i primi passi. La giornata è solare. A fianco della stazione di risalita è stato allestito un piccolo parco giochi per i più piccoli. Mentre i “grandi” consultano le cartine per scegliere il sentiero e iniziare l’escursione, i bambini se la spassano un po’.
Seppur attratto ancora dall’altalena (da cui lanciarmi e librarmi in volo), non voglio togliere spazio a chi non arriva ancora al metro d’altezza, e guardo con curiosità le grandi indicazione dipinte sul legno. S. Candido, Versciaco, il circuito Monte Elmo, il rifugio Gallo Cedrone (2150 m).
La mia decisione punta su quets’ultimo. La strada è breve. Una ventina di minuti, ma intensi. Bastano poche decine di metri ed ecco scorgere volare qualche temerario in parapendio. Una corsa, e poi il salto. Là. Nel vuoto. Attaccati a un paracadute. “Se vuoi il massimo, devi essere pronto a rischiare il massimo” diceva il surfista Body nell’indimenticabile Point break (1991, di Kathryn Bigelow).
Resto estasiato ad ammirare queste autentiche libellule umane. Davanti a me intanto ho i prodigi della Natura e del meticoloso lavoro del tempo e degli agenti atmosferici. Da sinistra si susseguono il Col di Colerei, la Pala di Popera, la Croda Rossa (2965 m.), Cima Undici (3092 m.), Cima Dodici (3094 m.), Cima Uno (2699 m.), e poi via via le altre vette.
Gli spazi sono aperti. D’inverno qui si scia. Il Monte Elmo è la più grande area sciistica dell’Alta Pusteria. Arrivo velocemente al primo rifugio. Immancabile, prendo il timbro e lo stampo su una sorta di libretto da viaggio. Scruto il sole alto. Potrei continuare la salita per un bel pezzo e salire fino al Sillianer hütte, per poi divertirmi a ballare con un piede in Italia e l’altro in Austria. La cresta è proprio al confine.
Un’altra volta. Oggi scelgo il relax. Torno indietro e una volta arrivato di nuovo a Monte Elmo, imbocco un’altra strada. Tutta immersa nel bosco, che mi condurrà diritto al Rifugio Larice. Una baita con cui colorare una favola davanti al caminetto. Un posto dove, a vederlo, pare d’incontrare i protagonisti di Heidi (1880), il celebre romanzo realizzato dalla scrittrice elvetica Johanna Spyri.
Il suono dei campanacci delle vacche accompagna il mio cammino. L’odore della resina degli alberi è un piacere per vista e olfatto. La strada è tutta (e molta) in discesa. Poi, d’improvviso, al mio udito arriva qualche tenero belato. Siamo già in prossimità del rifugio Larice (1850 m s.l.m.).
A darmi il benvenuto ci sono tenere caprette, un gruppo di tacchini e dei piccoli leprotti. E anche qui, uno scivolo e un paio di altalene. In mezzo al bosco. È un sinonimo di sensibile attenzione per i bambini. Un giorno toccherà loro occuparsi di tutto ciò. E preservarlo. Fra montagne stupende e animali da stringere e coccolare, il vento (e dentro di me, pure io) intona il suo jodel migliore.





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