I lavori di costruzione di una strada nel cuore dell’isola greca di Lefkada. Milioni di metri cubi di terra sollevati dalle pale degli escavatori. Mezzi meccanici che hanno quasi distrutto totalmente un’importante tomba che, dalle prime ipotesi fatte dagli archeologi, sembra avere più di 3000 anni.
La forma architettonica del sepolcro è quella tipica delle sepolture a tholos micenee, grandi stanze circolari con alti soffitti a cupola, di cui uno dei più celebri esemplari è la Tomba di Atreo a Micene.
Nonostante simili esemplari siano già stati rinvenuti nel Mar Egeo, per esempio a Creta, è la prima volta che ne viene testimoniata la presenza nelle isole dello Ionio. La tomba ha, tuttavia, dimensioni molto minori rispetto agli esemplari del Peloponneso.
Al suo interno, numerosi scheletri umani, ceramiche, elementi di bronzo e oggetti in argilla, oltre a manufatti realizzati con pietre semipreziose. La tomba sembra aver subito pesanti saccheggi già nel passato.
Questo rinvenimento sta aprendo un vero e proprio dibattito tra gli studiosi relativamente alla presenza micenea nelle isole greche, dato che, prima di questa scoperta, non si avevano prove dell’esistenza di legami certi tra queste popolazioni.
Accanto al dibattito scientifico, sta prendendo vigore anche un’ulteriore controversia, che già da parecchi anni che infuoca i dibattiti tra gli esperti: la vera patria di Ulisse non sarebbe l’isola oggi identificata con il nome di Itaca, ma sarebbe da individuarsi proprio in Lefkada, mentre per altri studiosi sarebbe la vicina Cefalonia ad essere la patria adorata dell’eroe greco.
Maria Stavropoulou – Gatsi, che sta coordinando gli scavi nella zona, ha placato gli animi affermando che sono troppo pochi i dati a disposizione degli archeologi per dare un nuovo corso alla storia, cambiando Itaca con Lefkada.
Ma chissà se proprio la tomba rinvenuta nell’Isola non possa essere stata l’ultima dimora del grande condottiero omerico.




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