Questa è la storia di una città etiope, estesa, rurale, grezza, polverosa nella stagione secca, molto fangosa in quella delle piogge. Un tempo culla di una grande civiltà di cui, oggi resta solo l’eco e alcune testimonianze archeologiche. Palazzi diroccati, tombe celate sotto terra, iscrizioni e stele. E’ Aksum, patrimonio Unesco.
Un luogo che sembra provenire da un libro di storia, che racconta il suo passato con orgoglio. Definito l’ultima delle grandi civiltà del mondo antico svelata alla conoscenza moderna, il regno aksumita rappresenta uno dei più suggestivi siti antichi africani sub-sahariani.
Signori e Signore siamo in Africa orientale, ma siamo anche nella storia. La viviamo, la respiriamo e, addirittura la tocchiamo. E questa storia si incrocia anche con quella dell’Italia. Aksum è vivace e meta di molti pellegrini.
Questi credono che le due chiese aksumite di Santa Maria di Sion ospitino, all’interno di una cappella, l’Arca dell’Alleanza custode del tabot, le Tavole della Legge, la cui vista è impedita a chiunque, eccezion fatta per il guardiano.
Tradizione vuole che questa città sia la capitale del regno della regina di Saba nel X secolo a. C. In seguito all’ascesa del popolo arabo e alla perdita del controllo commerciale sul mar Rosso, il Paese conosce un periodo buio di diversi secoli, dovuto, forse anche a fattori climatici, ambientali e politici.
Ma Aksum è, per eccellenza, la città delle stele, monoliti, pietre tombali svettanti verso il cielo, monumenti eretti in onore dei sovrani locali. Di imponenti dimensioni, variano da uno a trentatre metri di altezza, in ottimo stato di conservazione, molte scolpite in un solo pezzo di granito, sono obelischi grandiosi e misteriosi. Alcune presentano porte, serrature e maniglie, altre piccole finestre.
A nord est della città si scorge il cosiddetto parco delle stele con oltre 120 esemplari. E non è l’unico. Il parco si presenta in maniera modesta. Davanti ad esso un cartellone reca la scritta: Il popolo italiano e quello etiope saranno amici per sempre.
Una frase che se, non può cancellare anni di guerra coloniale italo-africana, può costruire un futuro di reciproca collaborazione. Questo anche grazie alla restituzione, nel 2005, della stele di Roma – il cui nome italiano è Obelisco di Aksum – smantellata e trafugata, per volere di Benito Mussolini nel 1937, e ricomposta nella romana piazza di Porta Capena.
Valicato il cancello di accesso, accanto alla biglietteria, uno studente universitario, guida locale, spiega in inglese, ai viaggiatori la storia di questo luogo. Una delle numerose curiosità, intessute di leggende e fascino, vuole che le stele, alcune delle quali pesano oltre cinquecento tonnellate, siano state trasportate dalle varie cave di estrazione delle pietre alla loro sede con l’aiuto di forze celesti.
Gli studiosi ritengono, invece, più profano ma, sicuramente più veritiero l’ausilio di animali di grossa stazza come elefanti trainanti carrucole, rulli, ma in ogni caso niente è ancora accertato. Aksum potrebbe nascondere ancora molti segreti e nel suo sottosuolo potrebbe giacere altre pagine di storia.





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