Africa occidentale. Liberia e Sierra Leone. Terre simbolo del traffico illegale di diamanti. Terre colme di oro, minerali e pietre preziose, eppure così povere per le popolazioni locali. Da sempre al centro di aspre lotte interne per il potere, la ricchezza. Quella ricchezza che luccica, che fa girar la testa.
Regione sub-sahariana, la Liberia e la Sierra Leone, confinanti tra loro, sfiorano la Guinea e la Costa d’Avorio, mentre si affacciano sull’oceano Atlantico. E’ qui che ci troviamo. Ed è qui, nel continente nero, che sorge il primo Parco Nazionale Transfrontaliero.
Un Parco che unisce la foresta vergine di Gola, che vanta oltre settantamila ettari in Sierra Leone, alle liberiane riserve di Lofa e Foya che, insieme, raggiungono i centoottantamila ettari. Un polmone verde di duemilacinquecento chilometri quadrati che abbraccia due Stati.
Insomma, un territorio di pura fauna selvatica. I presidenti dei Paesi coinvolti, di recente, sottoscrivono un accordo in virtù del quale, i Paesi vengono uniti dalla natura, dall’ambiente e non dalle guerre civili.
Il Parco rappresenta un passo avanti, non solo per la tutela e il rispetto dell’ecosistema, della biodiversità, ma per il vivere civile. Un omaggio alla collaborazione internazionale e alla pace. Una zona di sicurezza e di controllo all’interno della quale ogni aggressione è bandita.
Qui regna solo la tranquillità della natura. E gli unici suoni che si possono udire non hanno nulla a che fare con spari, lotte, guerriglie o attività estrattive che danneggiano l’ambiente. La corsa sfrenata ai cosiddetti Blood Diamonds, i diamanti di cui narra anche il film con Leonardo Di Caprio, deve arrestarsi in questa zona. Qui adesso parla solo il Parco. Una lingua comune.
Secondo gli studiosi ambientalisti, il Parco vuole anche essere un sollievo al pianeta stesso, per alleggerirlo, almeno in parte, dalla pressione antropica, dall’indice di influenza umana il cui impatto sulla Terra è notevole e spinge, sempre più in un angolo, la natura a favore degli insediamenti dell’uomo.
L’Africa selvaggia di Tarzan, forse oggi è meno misteriosa, ma conserva il suo millenario fascino e affinché tale bellezza si preservi bisogna restituire spazio all’ambiente. Il neonato Parco, nel presente come in futuro, è una boccata d’aria e di speranza per tutti, animali compresi, altrimenti a rischio estinzione.


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