Lunedì 22 settembre avranno ufficialmente inizio i tanto attesi mondiali di ciclismo nella città di Varese.
Situata all’estremo nord della Lombardia, a ridosso del confine elvetico, Varese non è certamente famosa per l’accoglienza turistica, nonostante in città e dintorni siano parecchie le attrazioni, anche di un certo rilievo.
La “città giardino” è stata preferita dal comitato organizzatore all’ipotesi Toscana (Lucca-Viareggio) e a quella olandese di Valkenburg, ripetendo, di fatto, la decisione del 1951.
Le valli varesine sono state, in effetti, decisamente famose anche a livello internazionale per aver dato i natali a diversi campioni dello sport su pedali, alcuni dei quali davvero unici ed entrati nella leggenda.
Ricordiamo, tra gli altri, Luigi Ganna, il quale percorreva ogni mattina la distanza Varese – Milano in bicicletta per svolgere la professione di muratore.
Oppure Alfredo Binda, tre volte campione del mondo e famoso per cambiare i copertoni bucati con la forza dei denti.
In tempi più recenti, ha pensato Claudio Chiappucci a ridare un pochino di visibilità all’orgoglio cittadino, facendosi strada in diverse competizioni.
Per Varese e provincia si tratta indubbiamente di una straordinaria opportunità, al di là di quello che sarà l’esito delle gare previste.
L’obiettivo dovrà essere il rilancio di un’economia fino ad ora quasi completamente basata su piccola industria ed artigianato, ormai in crisi profonda.
Sono attesi a Varese 1000 atleti da 55 nazioni, oltre ad un milione di persone distribuite lungo il percorso di gara.
Saranno poi 250 i milioni di telespettatori europei che seguiranno le gesta dei loro beniamini.
La macchina organizzativa si è già messa in moto, con la frenesia e la fretta tipiche della zona, anche se, a onor del vero, i lavori paiono procedere piuttosto a rilento.
La viabilità della città e zone limitrofe è già stata modificata, introducendo un gran numero di rotatorie, le quali saranno senz’altro utili agli automobilisti anche a gara ultimata.
Il nervo scoperto di Varese resta però la perenne mancanza di alloggi per chi viene da fuori. A fine Ottocento Varese fu soggiorno per eccellenza per centinaia di Milanesi in cerca di verde e aria pura.
Poi, passata l’epoca dei cavalli e del vapore, scoppiò anche la bolla di sapone di Varese “città turistica”.
Ora però saranno attese migliaia di persone, ed analizzando i dati ISTAT il quadro risulta decisamente sconfortante. La città dispone di 589 camere d’albergo.
Pochine, se raffrontate alle 1164 di Como ed alle 670 di Novara, la quale non è decisamente una città turistica.
Aggiungendo la vicinanza all’aeroporto di Malpensa, il dato fa riflettere sull’inadeguatezza della struttura alberghiera.
La risposta dell’amministrazione non si è fatta attendere; 500 nuovi posti letti saranno ultimati prima di settembre, con buona pace di coloro i quali lo credevano impossibile.
A questo punto, i malpensanti si chiederanno chi occuperà quegli alloggi dopo le quattro giornate “mondiali”.
La risposta è tanto semplice quanto difficoltosa da mettere in pratica. Bisogna cambiare il pensiero degli imprenditori della zona, troppo legati a settori che in questo periodo storico soffrono una concorrenza micidiale da parte di paesi nei quali il costo della manodopera è prossimo allo zero.
Non sarà certamente impresa facile, poiché “varesotti” e “varesini” (rispettivamente: gli abitanti della provincia e della città) sono purtroppo poco inclini all’accoglienza, non per cattiveria, ma per mentalità.
Insomma, i collegamenti internazionali saranno un’opportunità difficilmente ripetibile, che dovrà essere sfruttata per mettere sotto gli occhi di milioni di potenziali turisti ciò che di buono rimane in città e provincia.
Sperando che a vincere sia, per una volta, il buon senso.





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