Sono gli anni, i secoli di lunghe lettere chiuse da sigilli di ceralacca rossa, quando signorine di buona famiglia e gentiluomini usano rivolgersi, tra loro, con decoro, secondo le usanze del tempo. Facendo sempre precedere il titolo prima del nome e dandosi, rispettosamente del “voi”.
E’ il tempo di Jane Austen. Autrice di sei romanzi eccellenti in lingua inglese. Figlia della vecchia Inghilterra, in cui alle donne non è concessa una qualsiasi professione, tantomeno quella letteraria, tra il Settecento e l’Ottocento.
Nei suoi scritti – il più noto “Orgoglio e Pregiudizio” – sullo sfondo di molti eventi, di amori contrastati e di giovani eroine appassionate e romantiche, vive, nel pieno del suo splendore, la campagna inglese, soprattutto la zona dell’Hampshire.
Se Londra è considerata la città della moda, del divertimento, della buona società che si riunisce nei salotti alto borghesi, la campagna, tanto cara alla scrittrice, rappresenta un dolce rifugio da ogni sorta di pericolo.
E’ accogliente, ordinata, lontana dalla frenesia. E’ il luogo del pensiero, del ricamo, delle scale suonate al pianoforte, delle letture a lume di candela nelle sere invernali. E, a dispetto dell’incedere inclemente del tempo, del suo inarrestabile passo veloce, quei paesaggi così affioranti dalla sua penna, sono ancora lì e reclamano la quiete e la lentezza necessarie per ammirarli.
L’Hampshire è una contea della costa meridionale inglese, meta turistica grazie alle stazioni balneari presenti, al porto di Portsmouth, alla città storica di Winchester di cui è famosa la cattedrale. Oggi, la contea, precisamente a Chawton ospita, nella casa di Jane Austen, il museo dedicato alla scrittrice.
Qui, l’aria ha il profumo del pulito. E’ più leggera, sottile. I paesaggi sono ondulati e morbidi, intervallati da laghi. La caratteristica che salta all’occhio è lo spazio. Ampio, ma solo fino a dove lo sguardo incontra i boschi fitti. Non è più la campagna di una volta ma, in parte ne serba gelosamente il ricordo e l’aspetto. Le residenze non sono solo cosiddette case di vacanza, ma testimonianze della vita contadina della media borghesia del passato.
In certi luoghi, come quelli cari alla Austen, Chawton, Steventon, piccolo villaggio dei suoi natali, sembra di udire il sottile fruscio della penna scivolare sui fogli di carta, lo starnazzare lontano delle oche in cortile, il rumore di una carrozza entrare nel viale. Il sibilo del vento che si insinua nella cuffiette che celano i capelli delle dame, il crepitio del fuoco acceso nel caminetto.
Socchiudendo gli occhi, il mondo si rimpicciolisce e tutto si confonde. Si somiglia. Se, per un attimo il tempo non ci fosse e lo spazio non avesse dimensione alcuna, questo luogo potrebbe apparire, ancora una volta, come appare alla scrittrice inglese nelle sue opere.
Nastri e merletti, balli sociali e carrozze, modi cortesi, compiti e formali, inchini e castelli, piccole misteriose macchie nella campagna circostante. Tutto come un unico immenso giardino segreto fatto, non solo della bellezza della natura, ma del fascino del passato e del romanticismo.
La campagna è silente, è pacata e contraddittoria perché sa anche essere impietosa e buia se colta di sorpresa da temporali e dal gelo dell’inverno. Si passeggia con calma lungo le colline fino a raggiungere le stradine cittadine, pulite, simmetriche nella prospettiva da cui le si osserva con fila di case e botteghe ai lati.
Se ci si lascia vincere dall’atmosfera, sembra quasi di vivere questo viaggio nella natura a rallentatore. E, ogni tanto, in effetti, si può lasciare la fretta a casa. Ad aspettare.





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complimenti!
hai carpito a Jane il suo spirito…
vivo in UK da sempree concordo
ancora brava!
f.
Grazie Federico, sei molto gentile.Spero che continuerai a connetterti al sito de Il Reporter e a darci i tuoi suggerimenti/commenti sugli articoli presentati.
E’ proprio così: i romanzi della Austen sono infinitamente belli come l’ambiente della campagna inglese e della società che vi vive. Lontana dai rumori del fragore cittadino, la campagna trasmette tranquillità e pace ma non solitudine.
Il tuo commento e la tua interpretazione colgono nel segno.
Grazie Sofia, mi fa piacere il tuo commento e, a quanto pare condividiamo la passione per i libri della Austen ;O)