Mi guardo attorno. È da quasi un’ora che ho varcato dei gradini rossi e mi sono accomodato ai bordi della pista. Si stanno alternando artisti, acrobati e ballerine. Nonostante la corsa al videogioco di ultima generazione, la tradizione circense riesce ancora a fare proseliti.
Sono proiettato in una magica dimensione dove da una conchiglia emergono sirene. Si guardano intorno. Si muovono. Danzano. E poi l’incontro con un principe. E la trasformazione umana. Tutto sotto i nostri occhi. Niente effetti speciali in stile Dreamworks o Pixar.
Si abbassano le luci e si sente il parlottare del clown Cirillo. Questa volta vuole dividere lo spazio con i bambini. Li invita al centro. Tanto divertimento. La musica che si accende e si spegne. Il gioco della sedia. Per ogni bambino eliminato ci sono le sue legnate (di plastica, s’intende) che finisce per buscarsi pure lui alla fine.
Gli spettatori non perdono di vista un secondo la scena. È uno show che si concede solo una piccola pausa solo per permettere di vedere gli animali che poi faranno il loro ingresso sotto i riflettori.
Alla ripresa, si ritorna fra le nuvole con i rosei “Angeli danzanti”. Li vedo salire e poi lanciarsi nel vuoto. Certo, hanno i tendoni di protezione sotto, ma riesco ugualmente a provare vertigini per loro.
Ma le sorprese non sono finite. Ecco che Cirillo è in cerca di gloria. E si arrampica su, con gli angeli. Vuole lanciarsi. E qui si scopre che il clown, non è solo un tizio che fa ridere. Dopo qualche leggero attimo di paura, spogliatosi dei vestiti superflui, si lancia in un doppio salto della morte, lasciandoci tutti a bocca aperta.
Smaltita la tensione e l’adrenalina, per il pezzo appena visto, ci si rilassa con qualcosa di più soft. Ed ecco fare il suo ingresso Miss Hula hop, che prima con uno, poi con due e sempre più cerchi, inizia a farli volteggiare attorno a braccia, gambe e corpo.
Si chiude lo spettacolo con il mondo di Tarzan. Simpatici uomini-gorilla e sorridenti donne-scimmia. Accompagnano via via struzzi, un ippopotamo, due bufali, un cammello e il finale con l’elefante.
Esco dal tendone. Mi guardo attorno. Cerco qualche coordinata, lasciata lassù, a penzolare e danzare con le stelle. Dovunque sia il futuro, il passato continua a viaggiare su e giù per il mondo. Sotto la sua tenda. (2. Fine)




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