“Viveva, or non è da molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un hidalgo di quelli che tengono lance nella rastrelliera, targhe antiche, magro ronzino e cane da caccia”.
E’ la descrizione di don Chisciotte della Mancia, personaggio letterario fantastico nato, nel Seicento, dalla penna dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes.
Ed è proprio la Mancia, terra di Spagna, un po’ brulla che, con le sue suggestioni e le sue testimonianze di antiche culture, rappresenta lo sfondo su cui si muove il cavaliere errante che combatte contro i mulini a vento, per lui temibili giganti dalle braccia rotanti.
In questo luogo, prima come capitale spagnola, poi come città patrimonio Unesco, sorge la bella, piccola Toledo. Graziosamente adagiata su un’altura rocciosa, di foggia medievale, lambita dal fiume Tago.
In remoti tempi, il popolo dei goti la eleva a propria capitale trasformandola in città ricca e florida. Nel secolo VIII passa in mani arabe e da queste a quelle cristiane del regno di Castiglia. E di nuovo è capitale. Resta tale per cinquecento anni, fino a che la vicina Madrid la scalza.
La Mancia, di cui Toledo fa parte, si disegna a sud dei rilievi del sistema centrale. E’ una vasta pianura dall’aspetto un po’ arido e desertico.
La città offre, in ogni vetrina dei negozi, le rinomate lame, sotto forma di posateria o armi da collezione, di acciaio damascato con manici intarsiati in filigrana d’oro e argento. Fuori dalle botteghe, manichini dalle fattezze di don Chisciotte, porgono il benvenuto ai viaggiatori.
Toledo è una scoperta ad ogni passo. Il suo centro storico trasuda arte e storia ovunque, ma trasuda anche folle di turisti.
Un viaggio in questa zona, vuol dire abbandonare la tipica movida spagnola, la vivacità, per dedicarsi alla serena “caccia” di quegli esseri armati, dalle pale di legno, che il cavaliere, a dorso del suo Ronzinante, vuol sconfiggere.
I mulini a vento, infatti, sono una presenza lieta e armoniosa in questo paesaggio. Rappresentano un tocco di colore. Cilindrici, dalle pareti bianche e dai tetti scuri a forma di cono, danzano al vento.
E solo un sognatore come don Chisciotte, avulso dalla realtà prosaica dell’allora terra di Spagna, abbracciando la follia visionaria e cavalleresca della sua mente e del suo cuore, può fare della Mancia il luogo perfetto per le gesta di un eroe antico e moderno al tempo stesso.
Un eroe che dedica le sue avventure ad una immaginaria nobildonna che, altri non è che una bella contadina.”Un cavaliere errante senza amore è come un albero spoglio di fronde e privo di frutti, è come un corpo senz’anima”.





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