Tante le possibili declinazioni della parola viaggiare. Questa vuole essere una riflessione su come è cambiato il viaggio nell’arco degli ultimi cento anni. Innegabili le trasformazioni portate dall’avvento del turismo di massa e dal dilagare della globalizzazione. Tanto che in molti hanno proclamato la scomparsa della diversità e con essa la morte del viaggio e la fine dell’avventura.
Evelyn Waugh, incarnazione del perfetto viaggiatore inglese snob, scriveva negli anni ‘30 “Si viaggiava perché ci veniva naturale farlo. Sono contento di averlo fatto quando viaggiare era un piacere”. Con diverse motivazioni ma giungendo alla stessa conclusione, gli faceva eco Lévi Strauss negli anni ‘50: “Vorrei esser vissuto al tempo dei veri viaggi, quando offrivano in tutto il suo splendore uno spettacolo non ancora infangato, contaminato e maledetto”.
Lawrence Osborne, epigono di Waugh, in “Il Turista Nudo” teorizza l’ovunquismo: “Tutto somiglia a tutto… il mondo diventerà un unico, sterminato resort interconnesso, l’Ovunque”. Al coro si aggiungono innumerevoli “veri viaggiatori”. Si tratta spesso (e un po’ contraddittoriamente) di giornalisti e scrittori di viaggio, quindi inevitabilmente collusi con quel turismo globale che poi condannano come fattore di contaminazione dei costumi locali e causa prima della perdita di tradizioni ancestrali.
Personalmente mi trovo invece d’accordo con l’antropologo Marco Aime quando afferma che non esiste “una sorta di grado zero dell’autenticità di una cultura, superato il quale iniziano le contaminazioni”. Tradizione e cambiamento da sempre coesistono. Oggi in Africa è meno tradizionale, ma certo più autentico, un secchio di plastica rispetto a un vaso di creta o a una mezza zucca essiccata. Può non piacerci, può non essere fotogenico, ma è così, semplicemente perché la plastica è più resistente e leggera.
Né il nostro egoismo di appartenenti al mondo sviluppato, né il desiderio di difendere l’integrità altrui, dovrebbero interferire con il diritto di ciascuno di decidere della propria vita. Le culture sono frutto di incontri, scontri e mescolanze in cui sempre qualcosa si perde e qualcosa di nuovo si crea. Basti pensare alla musica fusion o a cibi come mais, pomodori e peperoncino, ingredienti così “nostrani” eppure sconosciuti fino alla scoperta delle Americhe! Le culture cambiano proprio perché sono vive, mentre al contrario il tentativo di proteggerle può trasformarsi in una sorta di museificazione.
Allora bando ad amarezze e nostalgie per i tempi in cui il viaggio era “vero viaggio”, in cui i selvaggi erano selvaggi e la fuga dall’Occidente ancora possibile. Basta con i tentativi patetici di giornalisti e turisti di professione di distinguersi dagli altri comuni turisti. Meglio abbandonare il gioco ambiguo e vagamente razzista del “vero viaggiatore”, solitaria figura dotata di alta autostima e profonda insofferenza per gli altri turisti-viaggiatori, da cui cerca accuratamente di sfuggire, forse perché teme di scoprirsi poi non tanto diverso.
Il viaggio è un fenomeno complesso e talvolta contraddittorio e certo oggi è più difficile cogliere sotto la patina omologante le diversità e peculiarità delle culture. Ma proprio lì emerge il valore del viaggiatore. Importante diventa non solo il dove ma il come si viaggia e soprattutto di quanto tempo si dispone, forse la variabile di cui siamo più in carenza, ma davvero capace di fare la differenza.


Cento anni fa nasceva una delle più importanti riviste letterarie d’Italia. Storia di chi voleva cambiare la nazione sul filo della carta stampata. Puro concentrato d’avanguardia.

Indimenticato maestro della carta stampata. Inviato nelle viscere della Storia. Penna sublime ed esempio per le nuove generazioni d’inviati. Quando il mito incontra il reporter.

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.
Mentre cammino penso e i pensieri più spigolosi si levigano da soli.
Per via dell’attrito.
E’ una regola fisica.
c come camminare… ne parleremo presto, ma ci sarebbe così tanto da scrivere che un poco mi spaventa….
Se andate sul mio blog a http://acomeavventura.com/riflessione-per-i-viaggiatori-snob/ , dove ho pubblicato questo stesso post, trovate dei commenti interessanti (e critici…) in merito alle idee da me espresse.
Buona riflessione!
Anna
Non ho alcuna influenza sul destino, non posso condizionare il futuro e non posso aggiustare il passato. Che sollievo. Che meraviglia godersi il viaggio, per quanto incerta sia la meta. Mi piace. (da “Sempre con me” di Abigail Thomas)