“La terra ricorda” recita un antico detto andino. Ricorda non solo chi la abita, anche chi la cammina. Fra il viandante e la terra si crea un legame speciale che abbraccia il paesaggio e l’infinito numero degli altri viandanti che hanno seguito lo stesso percorso. Il loro ricordo è inciso nel suolo, scavato nelle pietre consumate dai loro passi.
L’asfalto delle nostre città invece non mantiene le tracce del passaggio di chi lo abita e gli strati di cemento si sovrappongono a soffocare le testimonianze del passato e a cancellare la terra stessa, ridotta a un povero simulacro.
Un sentiero sterrato racconta sempre una storia. Lo sapevano gli aborigeni australiani che per migliaia di anni hanno ripercorso le “vie dei canti” per tenere in vita la terra, camminando lungo gli stessi sentieri degli antenati creatori. Hanno vissuto in armonia con essa, di essa e per essa, senza manipolarla, ma prendendo solo ciò di cui necessitavano.
Un equilibrio rotto dall’arrivo degli europei, capaci di concepire il rapporto con la terra solo in termini di conquista e possesso. In realtà noi umani siamo solo in transito, le nostre manie di grandezza sono illusioni di breve durata.
Cos’è la nostra storia misurata in migliaia di anni a fronte dei miliardi di anni d’età del nostro pianeta? Talvolta la terra ce lo ricorda all’improvviso, quando, con un breve fremito, si scrolla di dosso l’uomo e le sue costruzioni, facendoci percepire la nostra infinita piccolezza.
Per i “popoli altri”, e un tempo forse anche per noi, la terra è un tempio e una foresta di simboli. Il mondo sviluppato, seguito, talvolta anticipato, da quello in via di sviluppo, ha invece perso la percezione del legame spirituale e profondo che unisce l’uomo alla terra.
“Viaggiare / (…) non ho di mio / Più del sogno del passaggio. / Il resto è solo terra e cielo”, scrive Fernando Pessoa. Ancora una volta, il viaggio, lungo o breve, vicino o lontano, può essere l’occasione per riannodare il legame perduto con la terra, ritrovando il semplice piacere del camminarla, tracciando le nostre vie dei canti. Senza voler conquistare e possedere i luoghi, ma facendo solo provvista di immagini e sensazioni, lasciando orme e portando via ricordi, come diceva Capo Seattle.
Riscopriremo che terra e umanità sono strettamente intrecciate. Anche se alla fine, nonostante la sua commovente e fragile bellezza, la terra ci sopravviverà, trovando nuovi equilibri e nuove forme di vita. Ma forse questa è la buona notizia, non quella cattiva.
"A come avventura. Saggi sull\'arte di viaggiare" di Anna Maspero - FBE, 2006

C’è un attimo di silenzio prima di giungere al Lago delle Fate. Circondato dalla natura selvaggia ti cibi della libertà dispersa nell’aria. Vorresti che quegli attimi non finissero.

Il paesaggio alpino di Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa, fa provare un forte senso di libertà. Basta un breve cammino per giungere all’incantevole Lago delle Fate.

Viaggio nella viscere della terra sarda per scoprire una cattedrale della Natura. Una passeggiata tra i canoni architettonici di sedimentazione calcarea che creano un ambiente ricco di silenzioso fascino.
L’umanità è il prodotto della terra, il suo impatto sui fragili equilibri del pianeta sta diventando rilevante per poter rompere questi equilibri. Per poter avere le buone notizie di soppravvivenza della terra, inclusa, l’umanità, bisogna fare ancora tanto….