Il prossimo 28 febbraio sarà lo “slow day”, la giornata della lentezza. E’ una parola che va di moda. Ha iniziato lo “slow food” e poi si è passati allo “slow travel”, argomenti su cui si è scritto tantissimo. Quindi per evitare ripetizioni, questa volta preferisco una divagazione meno saggistica e più personale…
Oggi ho risposto a un amico viaggiatore che mi aveva prima inviato e poi sollecitato a leggere il suo manoscritto di 136 pagine: “Non ho tempo” e altre due persone a cui volevo parlare mi hanno dato la stessa risposta. E’ una frase sgradevole, ma che sentiamo ripetere spesso e che probabilmente usiamo spesso, forse perché abbiamo davvero cose vitali da fare, ma forse anche perché ci fa sentire più importanti. E poi non avere tempo ci impedisce di fermarci ad ascoltare e ad ascoltarci.
Questa volta io l’ho detto esattamente per il motivo opposto. Non mi importa di sentirmi importante (l’allitterazione è rafforzativa…) o necessaria. Vorrei riprendermi il tempo. Ho voglia di fermarmi ad ascoltare. Voglio sentire la vita. La primavera che arriva. Le giornate che si allungano. Voglio parlare con il mio vicino. Essere gentile. Sorridere. Leggere. Camminare (lentamente). Voglio perdere tempo. Avere un attimo in cui posso pensare di non dovere fare nulla. Stare in ozio. Guardare un film stupido. Fare una telefonata lunga un’ora. Stare ferma, o meglio girare al ritmo della terra. Fare la pace con il tempo.
Voglio fare un viaggio lungo, uno di quelli che parti e non sai quando torni… proprio come un viaggiatore vero e non un turista, secondo la definizione classica. Non mi importa se vicino o lontano, basta che sia lento e lungo. Senza orologi. E che abbia tanti “tempi morti”. Voglio perdermi per un po’. O far perdere le mie tracce. Non devo più conquistare il mondo, ma vorrei farmi conquistare dal mondo. C’è un tempo per tutto, e adesso vorrei fosse il momento di avere tempo. Non solo avere del tempo libero, ma anche del tempo vuoto, senza obiettivi da conseguire. E invece tutte queste parole suonano utopiche perché se le giornate non me le riempiono gli altri me le riempio da sola in una sorta di attivismo patologico che assomiglia a una bulimico stakanovismo esistenziale.
Avrei bisogno di andarmene un po’ in Africa, dove i ritmi sono rallentati, dove la gente qualche volta semplicemente sta e non fa sempre qualcosa. Mi ricordo di aver letto la storia di un esploratore bianco che viaggiava nella savana africana a tappe forzate aiutato da alcuni portatori. A un certo punto questi si fermano e si rifiutano di riprendere il cammino, dicendo che dovevano aspettare le loro anime rimaste indietro. Ecco io vorrei aspettare la mia anima.
Vorrei premere il tasto “rewind”. Non è possibile? Allora prima che qualcuno prema “stop” vorrei mettere il nastro della vita in “pause”…
Stop! Tempo scaduto. Mi hanno spiegato che i post non devono essere troppo lunghi, perché nessuno ha più tempo…
Lettura consigliata? Settimana scorsa suggerivo di spegnere la luce, questa anche di rilassarsi su un’amaca. Senza libri. Solo della buona musica.


Una tradizione che si rinnova da secoli e che affonda le sue radici in riti pagani. La festa dedicata a San Domenico e ai serpenti richiama nel piccolo borgo della provincia de L’Aquila migliaia di persone da ogni angolo di mondo.

Viaggio nel palazzo Lal Qila del “Gran Mogol” Shah Jahan. Lungo il fiume Yamuna, il più grande affluente del Gange. All’estremità orientale di Shahjahanabad, settima città musulmana nell’area della capitale indiana.

Il continente nero ospita una delle più floride civiltà mai esistite nella regione sub-sahariana. Oggi, a rammentare tanto splendore, nel fango etiope, alcune testimonianze archeologiche.
Anna,come hai ragione. Ti sto leggendo alle sette del mattino,il sole sta sorgendo,mi piace pensare che ho tutto il giorno a disposizione :guarderò il tenente Kojak gustandomi un’abbondante colazione. Non riordinerò la casa,nel disordine ho tutto a portata di mano ,ogni oggetto fuori posto potrebbe interessarmi,forse no…desidero invece ripassare un po’ di Risorgimento,Benigni mi ha stuzzicata. E l’aerosolterapia. Sì ,confesso,sono ammalata,ho una bronchite che non vuol passare e da qualche giorno sono a casa dal lavoro. Da sempre l’assenza per malattia dai miei impegni è stata una più vera presenza,uno spazio temporale in cui davvero mi sono concessa -e mi concedo -di tornare come una bambina,senza senso di responsabilità,senza senso del dovere,senza senso di colpa . I bambini gustano il tempo che vivono, non mettono fretta all’ anima,ci giocano.
Grazie .
A te grazie Giuseppina. Parole vere le tue. I bambini vivono il tempo, noi lo rincorriamo… Dobbiamo aspettare dunque una sana influenza per riappropriarcene? Io sono pure di sana e robusta costituzione! Sai che è vero… i sensi che più uso alla fine sono proprio senso del dovere e senso di responsabilità . Di colpa no. Ma bastano quei due per renderti la vita difficile. Forse posso sperare nella vecchiaia che è un po’ come tornare bambini.
molto dolce, sincero; uno scritto sgorgato dall’anima. Un’esigenza che si fa sempre più urgente soprattutto in noi cittadini così lontani dai ritmi della natura…