La rivoluzione informatica ha avuto un forte impatto sul mondo del viaggio, per definizione ormai aperto alle cosiddette masse (anche se io preferisco dire alla gente). Meglio prenderne atto, accettare i cambiamenti e sfruttare i non pochi vantaggi delle nuove tecnologie piuttosto che ostinarsi a cercare negl’interstizi del viaggio spazi ancora “unplugged”, come seguitano a fare alcuni inguaribili romantici.
Certo si può rinunciare a internet, continuare a scrivere lettere a penna, cercare disperatamente cartoline ormai d’annata e cassette postali sempre più rare, non usare il cellulare o insistere a considerarlo un semplice telefono, partire “all’avventura” con un bagaglio di informazioni minimo sulla propria destinazione e una volta arrivati a destinazione tagliare le comunicazioni con la madrepatria. La sensazione però non sarebbe dissimile da quella di chi arriva a piedi in cima a una montagna dove hanno costruito la stazione terminale di una funivia.
Forse la strada migliore è un uso intelligente e creativo delle nuove tecnologie, senza mitizzarle, né abusarne, né demonizzarle. Con un po’ di dimestichezza con i nuovi media, possiamo disporre di strumenti che ci permettono di costruirci un viaggio su misura, e questo vale soprattutto per i viaggiatori più indipendenti. Possiamo esplorare virtualmente il percorso in 3D, contattare direttamente gli operatori locali, essere aggiornati in tempo reale su problemi sanitari e zone a rischio, attingere a quella memoria sempre più collettiva che sono i contenuti “open source” in continua evoluzione, incrociare informazioni in quel passaparola online, in gergo “buzz”, che ci aiuta a scegliere la soluzione migliore.
E poi al ritorno condividere testi, opinioni, emozioni, foto e video con il resto della comunità virtuale, viaggiante o stanziale. Le e-community sono fatte da persone che non necessariamente si frequentano nella vita reale, ma che dialogano tramite mail, chat, forum e blog e interagiscono tramite social network (MySpace, Facebook, Twitter…), si scambiano milioni di commenti su Tripadvisor, video e immagini tramite Youtube o Flickr.
E’ oggi possibile ricomporre passato e futuro e combinare vecchie tecniche e nuove tecnologie. Allora mettiamo in valigia carta, penna e magari anche gli acquerelli, senza però dimenticarci la macchina digitale o la videocamera. Sì alla moleskine, ma senza rinunciare alla chiavetta USB e al PC, sì alla guida cartacea, ma anche ai file scaricati da siti internet sul proprio netbook o sullo smartphone, sì alle vecchie care mappe, ma anche al GPS e al geotagging.
Mescoliamo pure reale e virtuale, consapevoli però della differenza fra semplice informazione e vera conoscenza. Possiamo forse affermare di conoscere un paese senza esserci mai stati? Solo l’esperienza, cioè l’interazione non solo mentale ma fisica attraverso i cinque sensi, permette alle informazioni di trasformarsi in conoscenza individuale del mondo. Nessuna sofisticata tecnologia virtuale può, e io spero potrà mai, sostituire l’esperienza del reale, perché, come diceva la grande viaggiatrice Ella Maillart, “bisogna andare a vedere”.
Per approfondire questa volta consiglio di abbandonarsi non alle pagine di un libro, ma al click di un mouse, magari proprio cercando il significato dei i tutti quei termini in inglese (troppi ma difficile farne a meno) che abbondano in questo “post”…


Alla scoperta della quarta città del paese scandinavo a solo un’ora da Stoccolma. Sede della più antica Università svedese e della maestosa cattedrale gotica, è un centro del sapere tra passato e modernità in continua evoluzione.

Da Uppsala al castello barocco di Carl Gustaf Wrangel. Navigando sul fiume Fyrisan, fino ad arrivare al golfo di Ekoln, all’estremo nord del lago Mälaren.

Viaggio fra le “alture dei re” del VI-VII secolo. Antico tempio pagano. Terra dei tumuli fra i più grandi d’Europa. E lì vicino, la prima chiesa arcivescovile della nazione scandinava che nel 1989 ricevette la visita del neosanto, papa Giovanni Paolo II.