Un’amica un giorno mi ha scritto le parole di vecchio contadino suo amico: “Viaggia chi non sta bene a casa propria, chi non ha casa viaggia per trovarsela, viaggia chi non ha soldi e chi ne ha troppi, viaggia chi non è felice perché non ha trovato il proprio posto. Io conosco solo due cose, la mia terra e le mie bestie e loro conoscono me, e sono un uomo felice”. La vita ha probabilmente offerto a quest’uomo due sole alternative, restare e sudare sulla terra o emigrare, e lui ha scelto la prima, elaborando una sua filosofia ricca di profonda saggezza contadina.
Per noi è diverso, ci troviamo davanti una pluralità di scelte, la nostra vita è più facile, ma anche meno semplice. Se viaggiare è ancora una necessità per emigranti e profughi, per noi rientra invece nella sfera del superfluo e qualche volta, più che un’esigenza reale, è uno dei tanti bisogni indotti dalla società dei consumi. Con la crisi economica che ha investito l’Occidente si viaggia però meno o per periodi più brevi, diminuiscono i drogati del viaggio continuo tesi soprattutto ad accumulare chilometri e paesi, così come quelli che partono più per moda o per noia che per passione. La crisi diventa così anche l’occasione per riscoprire mondi più vicini e modi di muoversi più semplici ed essenziali, per riflettere sul viaggiare non meno, ma meglio e per interrogarsi sulla necessità stessa del partire.
Accanto all’elenco delle motivazioni che spingono al viaggio raccolte nell’ultimo post, utile allora anche l’esercizio inverso, l’elenco delle ragioni per restare o semplicemente per rallentare quella che per qualcuno si trasforma in una sorta di bulimia del viaggio. Ecco allora alcune provocazioni / riflessioni, frutto di osservazioni personali o letture (a voi scoprire alcuni richiami …), sul perché NON partire.
Morale: c’è del vero in tutte queste affermazioni, ma, come dice Bocconi, “Forse il punto non è se stare a casa o partire, però… il mio cuore è col viaggiatore, non sono né così saggio né così malato da star bene solo dove sono nato, dove vivo”.
Consiglio di lettura: Antonio Pascale, “Non è per cattiveria. Confessioni di un viaggiatore pigro”, Laterza.

"Non è per cattiveria, confessioni di un viaggiatore pigro" di Antonio Pascale - Laterza, 2006


Camminare per ore ed ore fra il verde dei monti, mentre l’acqua sgorga improvvisa dalle profondità della terra. E ascoltare in silenzio segreti e leggende di torrenti e cascatelle.

Ultimo capitolo della trilogia romana. In una personale Divina Commedia prima tra le viscere della terra a scoprire la prima iscrizione in volgare, poi a vedere l’oro ed infine trovare l’estasi con un incontro “speciale”.

Viaggio a San Giovanni Rotondo per scoprire da vicino il nuovo edificio dedicato al santo di Pietralcina che la desiderò sino all’ultimo per accogliere più fedeli.