Diversa dalla nostalgia dello spazio e più subdola è la nostalgia del tempo. Una “malattia” per cui non c’è cura, perché, se è comunque possibile ritornare in un luogo, non è possibile fare scorrere all’indietro le lancette dell’orologio. L’uomo ha nostalgia di ciò che non è più. E desiderio di ciò che non è stato o che non sarà mai.
La nostalgia del tempo è soprattutto quella delle origini, quella che insegue il passato di ciascuno di noi e del mondo. È il rimpianto della magia del primo amore e del primo viaggio. E’ l’emozione irripetibile del primo sguardo sull’altro e del primo incontro con una terra che ci era ancora sconosciuta. Una nostalgia cui è difficile resistere, perché, grazie a un umanissimo processo di rimozione, ha il grande potere di rendere tutto perfetto nel ricordo.
Nostalgia del tempo è anche la tristezza del ritorno nei luoghi che più ci hanno affascinato e lo scoprirli irrimediabilmente feriti. E’ il rimpianto di piste di terra e di case senza parabole televisive, di paesaggi e culture perduti per sempre: la cittadella di Bam tornata sabbia, i monasteri del Tibet, la vecchia Bangkok, l’Africa dei primi esploratori e, non ultima, anche l’Italia prima del boom economico.
Vorremmo che l’altrove rispecchiasse il nostro sogno dell’Eden perduto. Vorremmo salvare, o almeno essere testimoni, di quel che ancora sopravvive della fragile bellezza di un mondo sempre più minacciato. Questa nostalgia di culture autentiche e di luoghi intatti, è però infida, perché, se diventa la sostanza del nostro viaggio, rischia di trasformarsi in una sorta di malinconico snobismo che ci rende incapaci di capire e accettare un presente fatto di contaminazioni, anche feconde e non necessariamente da esorcizzare, e comunque materia di cui è fatta la storia nel suo continuo divenire.
La nostalgia del futuro è invece una leggera inquietudine che ci assale quando percepiamo la nostra provvisorietà, pensando a un evento come il passaggio di una cometa ad esempio, previsto in una data in cui presumibilmente non potremo esserne testimoni.
La nostalgia più pericolosa è però quella del presente. Nostalgia dell’attimo fuggente. Tutto succede una sola volta e non si ripete più, se ne va per sempre: se ci riflettiamo, rischiamo di perdere anche la gioia dei momenti belli. La vita è un viaggio, ma questa volta con un biglietto di sola andata. Un biglietto a tempo. Come il Piccolo Principe, possiamo solo considerarci in visita sulla terra. Si sale in carrozza, si può cambiare vagone o treno, viaggiare in prima classe e scendere per una sosta, ma non si conosce la stazione dove la nostra corsa avrà termine. E non è previsto un ritorno.
Come riconciliarci allora con lo scorrere del tempo? Se la nostalgia dello spazio si ricompone nella circolarità del viaggio, quella del tempo può ricomporsi solo nell’unità dell’io, perché l’io è in fondo il solo luogo cui apparteniamo davvero. L’io è fatto di passato, di presente e di quel futuro che ci è dato in sorte. Mi piace pensare che l’io sia il frutto della terra cui apparteniamo ma anche delle strade che percorriamo, in senso metaforico e reale. Questa presa di coscienza della nostra unicità diventa allora l’inizio di un nuovo appassionante viaggio, quello con se stessi alla scoperta dell’altro.

"Dalla nebbia alle nuvole – In bici verso il Tibet" di Bernardo Moranduzzo, Marcella Stermieri - http://dallanebbiallenuvole.net, 2010


Nel cuore della periferia parigina, il grande parco urbano sorto dall’antico mattatoio della città rivive come luogo di scienze, di arti e del trascorrere lieto delle ore, stupisce, incanta e rapisce.

Aldino, emigrato in America. Nella fresca campagna della “Toscanella”. La sua casa, la sua terra. Lettere, foto e racconti d’emigranti. Le Americhe, l’Australia, la Francia e la malinconia di star via da casa.

Un vecchio modo di fare la spesa sta tornando di moda: acquistare e cibarsi di prodotti sani direttamente dal produttore. Per una nuova cultura alimentare.
Come forse sapete pubblico gli articoli di Parole Nomadi anche sul mio blog acomeavventura.com E talvolta è lì che trovo commenti critici o positivi, comunque sempre interessanti. Vorrei riportarne qui uno molto bello inviatomi a proposito di questo post. Grazie Mira! E sul mio blog c’è anche un tentativo di risposta (http://acomeavventura.com/nostalgia-dello-spazio-nostalgia-del-tempo)
“Molto interessante: un problema può essere , tra i tanti, quando questo benedetto “io” vacilla, diventa problematico, si atrofizza, si impoverisce, insomma ci mette a disagio. Allora le strade percorse, reali e metaforiche, sembrano così poco “evocative” ( e davvero non so usare altre parole) che questa nostra unicità, in cui abbiamo pure noi creduto ( e dico noi presupponendo che non sia proprio questo stato la mia unicità), si dissolve. La nostalgia, il ritorno a casa, il mondo noto, i nuovi luoghi, i viaggi, lo spazio, il tempo, l’Eden e compagnia: ma tutto questo c’è stato, l’ho sentito, l’ho solo immaginato, me lo sono inventato per non vedere altre piccole o grandi cose? Ripetiamo parole sentite dire o siamo tutti tanto simili? Nostalgia di quando ci credevo. Nostalgia.”
Mira