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Parole Nomadi di Anna Maspero

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N come Nostalgia (1)

Nostalgia è un nome plurale. O meglio, andrebbe declinata sempre al plurale, perché è almeno duplice: c’è la nostalgia dello spazio, come amava definirla Chatwin, e c’è la nostalgia del tempo.

La prima è in genere nostalgia di casa, tanto che il termine deriva proprio dal greco “nostos” (ritorno) e “algìa” (dolore). Voglia di tornare o di tornare a casa, “homesickness”, come con ancora maggior chiarezza dicono gl’inglesi. Ma se in viaggio abbiamo nostalgia di casa, al rientro siamo invece spesso catturati dalla nostalgia della strada percorsa e di quella che vorremmo percorrere, dei luoghi e delle persone avvicinati, dal desiderio di nuove terre e nuovi orizzonti.

E’ la crisi del rientro, quando ci si sente come stranieri a casa propria e subito si sogna una nuova partenza. Pur legati a luoghi e affetti, lavoro e doveri sociali, sentiamo il nostro microcosmo troppo stretto. Gl’innamorati del continente nero la chiamano “mal d’Africa”, oggi potremmo più genericamente chiamarla “mal di viaggio”. Per qualcuno può diventare una vera patologia, “la grande malattia dell’orrore per il domicilio” secondo Baudelaire.

Lo stesso male di cui soffre l’Ulisse dantesco, eroe nostalgico e curioso: superate ogni genere d’insidie per tornare a Itaca dalla moglie e dal figlio, si accorge che questa meta agognata e sofferta non è l’approdo definitivo, ma una semplice tappa del suo viaggio e così riparte per avventurarsi oltre le Colonne d’Ercole.

Eppure il viaggio è capace di riconciliare e riequilibrare queste opposte spinte emotive. Senso di appartenenza e ansia di libertà, desiderio di casa e voglia di fuga, qui e altrove, sono tutte dicotomie necessarie che si ricompongono nel carattere circolare del viaggio.

“Gli uomini devono partire, per avere la possibilità di ritornare”, scrive Coelho nell’Alchimista. E infatti partiamo sempre con un biglietto di ritorno in tasca. Partiamo perché siamo certi di tornare, o di poterlo fare. Anche se non è così per tutti. Tendiamo a dimenticarcene, ma forse l’unica vera nostalgia di casa è quella degli emigrati, degli esuli e dei fuggiaschi. I nostri viaggi invece descrivono una circonferenza dove partenza e arrivo, alla fine, coincidono.

È così per noi possibile perseguire entrambe le tensioni e stabilire fra loro un rapporto vivificante, evitando che un nomadismo protratto ci faccia alla fine sentire sempre stranieri sia qui come altrove. Ritornare permette di scoprire che il nostro piccolo mondo racchiude un pezzo d’infinito. Viaggiare ci rivela che l’infinito ha molti modi di manifestarsi e il nostro mondo è uno dei tanti possibili. L’importante è mantenere anche a casa le capacità percettive del viaggio e vivere anche la quotidianità con quella leggerezza che solo il distacco offerto dalla lontananza concede.

Il movimento del viaggio non racchiude però soltanto il concetto di spazio, del qui e dell’altrove, ma anche quello di tempo, del prima e del dopo. Perché se si può tornare in uno stesso luogo, “non si dà mai il caso che nella vita qualcuno possa rivedere lo stesso panorama due volte”, come ha scritto la grande esploratrice Freya Stark. E’ la “nostalgia del tempo”. Ma per questa nostalgia, spesso elusiva e difficile da accettare, vi aspetto alla prossima Parola Nomade.

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LIBRI

Mollo tutto!

"Mollo tutto e parto!" di Riccardo Caserini - Vallardi, 2010

Il fuggiasco. Una non-vita vissuta pericolosamente

"Il fuggiasco" di Massimo Carlotto - E/O, 1996



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