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Parole Nomadi di Anna Maspero

I come Isole

Ha ancora senso fantasticare dell’isola felice, persa nei lontani Mari del Sud? Un sogno nato a cavallo fra ottocento e novecento dal desiderio di fuga di artisti e scrittori europei -da Stevenson a Gauguin- alla ricerca di un altrove incontaminato. Un sogno trasformato dall’industria turistica nello stereotipo di paradisi tropicali con spiagge bianche, ciuffi di palme inclinate sul mare turchese e una popolazione sempre sorridente e sessualmente disponibile. Per ultimi, a dargli il colpo di grazia, ci hanno pensato i reality televisivi, facendone uno spettacolo per voyeurs.

Miraggio o stereotipo, il microcosmo dell’isola continua però a esercitare fascino su vacanzieri e viaggiatori, forse perché, come scrive Saramago, l’isola felice è “un luogo mobile che appare e scompare sulla carta della fantasia, ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi”.

Così sbarchiamo alle Maldive, paradiso tropicale dove i cambiamenti climatici hanno steso una patina grigia sul magico acquario della sua barriera corallina e rischiano di cancellare completamente le isole stesse. Oppure fuggiamo in Polinesia, dove oggi Gauguin stesso avrebbe difficoltà a trovare un’isola dalla natura ancora vergine e abitata da popolazioni “primitive”. Forse sarebbe meglio continuare a sognare Tahiti guardando i suoi quadri. Inseguiamo il fascino di Rapa Nui, universalmente nota come l’Isola di Pasqua, cercando il mistero che ancora emanano i suoi enigmatici moai, soli e muti testimoni di una cultura cancellata prima dalle feroci lotte intestine fra clan rivali, poi dai colonizzatori bianchi.

Pure, esiste un’isola, anzi un arcipelago, che conserva la magia dei primordi. Sono le Galàpagos, centosette isole che prendono il nome dalle grandi testuggini di terra, un tempo numerosissime, poi decimate da balenieri e pirati. Gli spagnoli le chiamarono proprio “Islas Encantadas”, perché capaci di apparire e scomparire all’orizzonte avvolte da impalpabili nebbie marine. Le correnti del cielo e del mare, mescolando come carte di un mazzo latitudini e longitudini, hanno popolato queste isole vulcaniche con svariate specie di uccelli, con una fauna terrestre tropicale i cui antenati arrivarono come naufraghi alla deriva su zattere naturali e con una fauna marina forse più adatta al freddo dei poli. La necessità di adattarsi per sopravvivere in questo ambiente inospitale, ha poi dato vita a un incredibile laboratorio naturale che offrì a Darwin la chiave per la teoria dell’evoluzione.

L’8 ottobre 1835 appuntò nel suo diario: “Tanto nello spazio quanto nel tempo, sembra di esserci in qualche modo avvicinati a quel grande fatto – quel mistero dei misteri – la prima comparsa di nuovi esseri su questa terra…”. Oggi è ancora così. Anche se l’intervento dell’uomo (turismo compreso, benché qui funga anche da efficace strumento di difesa dell’ambiente) ha alterato equilibri millenari, queste isole sanno offrire quotidiani stupori sotto il mare, sulla terra e nel cielo.

E’ un mondo capovolto dove padroni sono gli animali, mentre gli umani hanno diritto di sbarco solo a ore, in luoghi e su itinerari stabiliti. Camminando lungo le spiagge bianchissime di polvere di pomice o nere di ceneri vulcaniche, fra le rocce scure e le lingue di lava solidificate nelle forme più strane, è come entrare in un mondo incantato, un regno di liberi animali prima della venuta dell’uomo. Ma attenzione, le Galàpagos sono isole fragili, dove camminare in punta di piedi.

LIBRI

A come Avventura, Saggi sull’arte di viaggiare

"A come avventura. Saggi sull\'arte di viaggiare" di Anna Maspero - FBE, 2006



1 commento a “I come Isole”

  • renato gregorini alle ore 10:39 am scrive:

    In punta di piedi…mi sembra la raccomandazione giusta. Per esperienza legata alla mia attività che prevede anche Galapagos non è proprio sempre così, purtroppo

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