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> <channel><title>Commenti a: I come Incontro</title> <atom:link href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-incontro/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-incontro</link> <description>Raccontare oltre il confine</description> <lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 10:13:26 +0000</lastBuildDate> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" /> <item><title>Di: Anna Maspero</title><link>http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-incontro#comment-1794</link> <dc:creator>Anna Maspero</dc:creator> <pubDate>Wed, 28 Oct 2009 11:27:30 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.ilreporter.com/?p=21626#comment-1794</guid> <description>Caro Enrico, grazie della lunga riflessione. Mi trovo in profonda sintonia con le tue parole. Gli incontri sono “rari e preziosi”, ma accadono. Solo però a chi ha l’animo aperto. Si traducono, come anche tu dici, in emozioni e conoscenza soprattutto di se stessi. Ed è vero: è proprio la differenza a fungere da specchio, come quando studiando l’inglese capisci le regole dell’italiano (con gli esempi sulle lingue me la cavo meglio che con quelli di chimica…). Forse è per questo che certe esperienze del “turista responsabile” di visita di progetti, cooperative e similari non sempre regalano quell’incontro di cui si era alla ricerca.
Perché si era alla ricerca non tanto di contenuti, ma di emozioni o di empatia come mi piace dire. Anche per me spesso il ricordo, l’immagine di un mio viaggio coincide con un volto e a questi volti ho dedicato un capitolo nel libro A come Avventura. Confesso però che gli incontri con persone non sono la sola motivazione che mi spinge a partire. Talvolta anche un luogo è capace di trasmettere la stessa magia e la lontananza aiuta comunque a guardarsi con il necessario distacco, prendendo un poco le distanze dal sé di sempre. Ancora grazie, Anna</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro Enrico, grazie della lunga riflessione. Mi trovo in profonda sintonia con le tue parole. Gli incontri sono “rari e preziosi”, ma accadono. Solo però a chi ha l’animo aperto. Si traducono, come anche tu dici, in emozioni e conoscenza soprattutto di se stessi. Ed è vero: è proprio la differenza a fungere da specchio, come quando studiando l’inglese capisci le regole dell’italiano (con gli esempi sulle lingue me la cavo meglio che con quelli di chimica…). Forse è per questo che certe esperienze del “turista responsabile” di visita di progetti, cooperative e similari non sempre regalano quell’incontro di cui si era alla ricerca.<br /> Perché si era alla ricerca non tanto di contenuti, ma di emozioni o di empatia come mi piace dire. Anche per me spesso il ricordo, l’immagine di un mio viaggio coincide con un volto e a questi volti ho dedicato un capitolo nel libro A come Avventura. Confesso però che gli incontri con persone non sono la sola motivazione che mi spinge a partire. Talvolta anche un luogo è capace di trasmettere la stessa magia e la lontananza aiuta comunque a guardarsi con il necessario distacco, prendendo un poco le distanze dal sé di sempre. Ancora grazie, Anna</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Enrico Rossini</title><link>http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-incontro#comment-1791</link> <dc:creator>Enrico Rossini</dc:creator> <pubDate>Wed, 28 Oct 2009 10:29:15 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://www.ilreporter.com/?p=21626#comment-1791</guid> <description>Cara Anna, tu scrivi :&quot;queste raramente si traducono in incontro con chi vi abita, nonostante le buone intenzioni del viaggiatore “responsabile”&quot;. Riflettendo su questa tesi ho scoperto che io viaggio , in realtà, solo per incontrare esseri umani all’interno di contesti nei quali la mia “stranieritudine” è un elemento di forza, un energia in più dentro la chimica dell’incontro.
Se ripercorro alcuni viaggi mi accorgo di quanto alcuni fugaci incontri abbiamo segnato profondamente il mio percorso evolutivo, di quanto siano stati “specchi” attraverso i quali scoprire aspetti di me di cui non ero ancora consapevole. La coppia di anziani contadini che mi dicono poche parole incomprensibili mentre cucinano nel cortile e un loro nipote corre allegro intorno alla casa, mamma,  nonna e il figlio piccolissimo che mi offrono un caffè dentro una casa semidiroccata con ancora sui muri i segni della guerra, la barista di un chiosco sperduto di una strada solitaria che mi suggerisce con un sorriso cosa mangiare, due bambine orfane che si stupiscono della peluria sulle mie braccia (evidentemente non avevano mai visto un avambraccio maschile), l’educatrice che si circonda di bambini quasi fossero il suo vestito quotidiano, l’ubriaco che mi racconta di conoscere l’Italia perché ci è venuto con il circo medrano, l’insegnante volontaria che porta la sua lingua a migliaia di kilometri dal suo paese…..potrei continuare per ore…. ebbene Anna, credimi, questi fugaci incontri mi hanno lasciato dentro immagini-emozioni che rappresentano pietre miliari del mio percorso di conoscenza e di consapevolezza di me stesso. Questi fugacissimi contatti sono i veri “incontri” della mia vita. Questi brevissimi momenti sono state porte attraverso cui scoprire nuovi mondi. Possiamo inserire migliaia di elettrodi nell’acqua della nostra esistenza ma solo quando tra questi vi è una differenza di potenziale che si scatena la reazione. E basta un istante, un fugacissimo istante.
Un caro saluto
Enrico</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cara Anna, tu scrivi :&#8221;queste raramente si traducono in incontro con chi vi abita, nonostante le buone intenzioni del viaggiatore “responsabile”&#8221;. Riflettendo su questa tesi ho scoperto che io viaggio , in realtà, solo per incontrare esseri umani all’interno di contesti nei quali la mia “stranieritudine” è un elemento di forza, un energia in più dentro la chimica dell’incontro.<br /> Se ripercorro alcuni viaggi mi accorgo di quanto alcuni fugaci incontri abbiamo segnato profondamente il mio percorso evolutivo, di quanto siano stati “specchi” attraverso i quali scoprire aspetti di me di cui non ero ancora consapevole. La coppia di anziani contadini che mi dicono poche parole incomprensibili mentre cucinano nel cortile e un loro nipote corre allegro intorno alla casa, mamma,  nonna e il figlio piccolissimo che mi offrono un caffè dentro una casa semidiroccata con ancora sui muri i segni della guerra, la barista di un chiosco sperduto di una strada solitaria che mi suggerisce con un sorriso cosa mangiare, due bambine orfane che si stupiscono della peluria sulle mie braccia (evidentemente non avevano mai visto un avambraccio maschile), l’educatrice che si circonda di bambini quasi fossero il suo vestito quotidiano, l’ubriaco che mi racconta di conoscere l’Italia perché ci è venuto con il circo medrano, l’insegnante volontaria che porta la sua lingua a migliaia di kilometri dal suo paese…..potrei continuare per ore…. ebbene Anna, credimi, questi fugaci incontri mi hanno lasciato dentro immagini-emozioni che rappresentano pietre miliari del mio percorso di conoscenza e di consapevolezza di me stesso. Questi fugacissimi contatti sono i veri “incontri” della mia vita. Questi brevissimi momenti sono state porte attraverso cui scoprire nuovi mondi. Possiamo inserire migliaia di elettrodi nell’acqua della nostra esistenza ma solo quando tra questi vi è una differenza di potenziale che si scatena la reazione. E basta un istante, un fugacissimo istante.<br /> Un caro saluto<br /> Enrico</p> ]]></content:encoded> </item> </channel> </rss>
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