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Parole Nomadi di Anna Maspero

I come Incontro

In-contro: andare verso o dentro qualcosa che si oppone. Etimologicamente quindi rappresenta l’entrare in relazione di due elementi differenti. Definizione particolarmente adatta per descrivere le nostre aspettative quando viaggiamo in paesi culturalmente diversi, sempre che non si parta per una semplice vacanza o non si riduca il percorso al rapido scorrere di immagini attraverso il finestrino dell’auto.

Aspettative spesso deluse, perché, se il viaggio regala splendide occasioni di scoperta di luoghi, queste raramente si traducono in incontro con chi vi abita, nonostante le buone intenzioni del viaggiatore “responsabile”. Determinante rimane il fattore tempo: anche se ci si muove soli, si è sempre di passaggio; se poi si fa parte di un viaggio organizzato, tempi e percorsi sono necessariamente più rigidi. In fondo però il motivo è soprattutto uno: noi rimaniamo inevitabilmente degli stranieri ai quali è permesso solo di sfiorare la realtà umana che incontrano. La stessa cosa non avviene se viaggiamo in Occidente, dove rapporti e ruoli sono intercambiabili e noi siamo turisti all’estero, ma locali in patria. Nei paesi del terzo mondo noi siamo invece sempre i turisti e loro, quelli che incontriamo per strada o ai mercati, sono sempre i locali, a cui al massimo è concesso di diventare emigranti. Non si tratta di stereotipi, ma di realtà.

Viaggiando dovremmo proprio andare alla ricerca semplicemente del reale, non del diverso a tutti i costi o dell’autentico DOC, liberandoci da un immaginario turistico nutrito da cataloghi, riviste patinate e racconti di viaggio esotizzanti. Dovremmo anche rinunciare a una certa diffusa retorica che connota fortemente il viaggio come momento di conoscenza e di incontro con l’altro e il diverso, impresa forse più facile confrontandoci con quel “terzo mondo” che abita le nostre città cosmopolite. In realtà viaggiando siamo alla ricerca sì dell’altro, ma in quanto abitante di quell’altrove che non è possibile trovare sotto casa.

Il viaggio ci concede però solo di sbirciare frammenti di vita al di là degli usci socchiusi e non è facile varcare la soglia. Succede qualche volta che una voce inviti ad entrare. In genere quel che segue sono formalità e cerimoniali che si assomigliano un po’ ovunque. Una bevanda, le solite domande, qualche piccolo dono per l’ospitalità, scambi di indirizzi, promesse raramente mantenute, un sorriso e qualche foto per testimoniare l’avvenuto contatto con la popolazione locale. Si tratta di sguardi fugaci e storie solo abbozzate. E’ un incontro breve, ma comunque capace di regalarci il ricordo non solo dei luoghi ma anche di chi li abita.

Gli incontri, quelli veri, sono rari e preziosi e spesso frutto del caso. Ma forse soltanto in apparenza fortuiti, perché per dar loro la possibilità di accadere, bisogna crearne i presupposti. Serve tempo, curiosità e disposizione d’animo, naturalmente da parte di entrambi, visitatori e visitati, o sarebbe più bello poter dire, ospiti e ospitanti. Anche se sono incontri effimeri, perché il viaggio è una dimensione transitoria, possono però essere momenti di grande “empatia”, in cui si entra in sintonia con il sentire altrui arrivando a una comprensione che prescinde dal giudizio. Il viaggio diviene allora non solo una finestra, ma una porta aperta sul mondo e su se stessi. E l’altro diventa uno specchio per riconoscersi, trovando affinità dietro a sembianze diverse, e per conoscersi, scoprendo differenze dietro ad apparenti somiglianze.

Se ci diamo tempo, se facciamo esperienza dello spazio e soprattutto se riusciamo a entrare in relazione con la gente, dietro alle immagini dei loro volti che ci riporteremo a casa, ci saranno nomi e storie di uomini e di donne. La terra è abitata e, come ha scritto acutamente Gian Luca Favetto, “i viaggi sono le persone che incontri. Il viaggio è perdere le persone incontrate, perdersi in loro”.

Per approfondire: Marco Aime – L’incontro mancato. Turisti, nativi, immagini – Bollati Boringhieri 2005

LIBRI

Donne con la Valigia

"Donne con la valigia" di Marina Misiti - Astraea Little Pink Book, 2009

Niente

"Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema" di Alberto Salza - Sperling & Kupfer, 2009



2 commenti a “I come Incontro”

  • Enrico Rossini alle ore 11:29 am scrive:

    Cara Anna, tu scrivi :”queste raramente si traducono in incontro con chi vi abita, nonostante le buone intenzioni del viaggiatore “responsabile””. Riflettendo su questa tesi ho scoperto che io viaggio , in realtà, solo per incontrare esseri umani all’interno di contesti nei quali la mia “stranieritudine” è un elemento di forza, un energia in più dentro la chimica dell’incontro.
    Se ripercorro alcuni viaggi mi accorgo di quanto alcuni fugaci incontri abbiamo segnato profondamente il mio percorso evolutivo, di quanto siano stati “specchi” attraverso i quali scoprire aspetti di me di cui non ero ancora consapevole. La coppia di anziani contadini che mi dicono poche parole incomprensibili mentre cucinano nel cortile e un loro nipote corre allegro intorno alla casa, mamma, nonna e il figlio piccolissimo che mi offrono un caffè dentro una casa semidiroccata con ancora sui muri i segni della guerra, la barista di un chiosco sperduto di una strada solitaria che mi suggerisce con un sorriso cosa mangiare, due bambine orfane che si stupiscono della peluria sulle mie braccia (evidentemente non avevano mai visto un avambraccio maschile), l’educatrice che si circonda di bambini quasi fossero il suo vestito quotidiano, l’ubriaco che mi racconta di conoscere l’Italia perché ci è venuto con il circo medrano, l’insegnante volontaria che porta la sua lingua a migliaia di kilometri dal suo paese…..potrei continuare per ore…. ebbene Anna, credimi, questi fugaci incontri mi hanno lasciato dentro immagini-emozioni che rappresentano pietre miliari del mio percorso di conoscenza e di consapevolezza di me stesso. Questi fugacissimi contatti sono i veri “incontri” della mia vita. Questi brevissimi momenti sono state porte attraverso cui scoprire nuovi mondi. Possiamo inserire migliaia di elettrodi nell’acqua della nostra esistenza ma solo quando tra questi vi è una differenza di potenziale che si scatena la reazione. E basta un istante, un fugacissimo istante.
    Un caro saluto
    Enrico

  • Anna Maspero alle ore 12:27 pm scrive:

    Caro Enrico, grazie della lunga riflessione. Mi trovo in profonda sintonia con le tue parole. Gli incontri sono “rari e preziosi”, ma accadono. Solo però a chi ha l’animo aperto. Si traducono, come anche tu dici, in emozioni e conoscenza soprattutto di se stessi. Ed è vero: è proprio la differenza a fungere da specchio, come quando studiando l’inglese capisci le regole dell’italiano (con gli esempi sulle lingue me la cavo meglio che con quelli di chimica…). Forse è per questo che certe esperienze del “turista responsabile” di visita di progetti, cooperative e similari non sempre regalano quell’incontro di cui si era alla ricerca.
    Perché si era alla ricerca non tanto di contenuti, ma di emozioni o di empatia come mi piace dire. Anche per me spesso il ricordo, l’immagine di un mio viaggio coincide con un volto e a questi volti ho dedicato un capitolo nel libro A come Avventura. Confesso però che gli incontri con persone non sono la sola motivazione che mi spinge a partire. Talvolta anche un luogo è capace di trasmettere la stessa magia e la lontananza aiuta comunque a guardarsi con il necessario distacco, prendendo un poco le distanze dal sé di sempre. Ancora grazie, Anna

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