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Parole Nomadi di Anna Maspero

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E come Emozione

“Tu chiamale, se vuoi, emozioni…” cantava Battisti. Quelle stesse emozioni che noi inseguiamo viaggiando, ma che, partenza dopo partenza, sembrano diventare sempre più elusive. E’ raro provare oggi quel senso di straniamento e stupore così normale fra i viaggiatori del passato, prima che mobilità, comunicazioni e globalizzazione rendessero familiare il mondo intero. E’ invece diffuso fra alcuni viaggiatori di lungo corso quell’atteggiamento un po’ cinico e freddo di chi ha già visto tutto.

E’ dunque ancora possibile lasciarci sorprendere ed emozionare da un viaggio? Un tempo bastavano i racconti di chi tornava da mondi lontani, oggi che tutto è raggiungibile e riproducibile, l’emozione può nascere solo dal rapporto diretto, dal con-tatto con luoghi e persone. Come diceva la grande viaggiatrice Ella Maillart, “bisogna andare a vedere”. Inutile la ricerca affannosa e illusoria del nuovo e del diverso, serve invece imparare a vedere, cioè saper cogliere e trattenere l’essenza delle cose, quegli istanti che da soli giustificano un viaggio. “Fotografare l’emozione” direbbe chi ama fermare l’attimo con un’immagine. O “salvare con nome” potrebbe dire un computer-dipendente con un neologismo informatico, in realtà molto significativo perché chiede di dare un nome alle cose, che è in fondo il solo modo per farle proprie.

Il frequente abbinamento fra viaggio ed emozione comune nei depliant turistici a semplice scopo pubblicitario, rivela in realtà un’affinità profonda fra queste due parole. “Emozione” dal latino “ex-movere” significa “muovere fuori” e “com-muovere”. L’emozione è dunque movimento e cos’è il viaggio se non un movimento da se stessi e dal proprio mondo verso l’esterno, l’altro e l’altrove, attivando il corpo, ma anche i sensi, la mente e il cuore? Un movimento che è fisico, ma che deve diventare anche moto interiore, trasformando il nostro viaggio in qualcosa di unico e speciale. Se il viaggio si riduce a un accumulo di chilometri percorsi e di immagini archiviate nelle memorie dei nostri apparecchi fotografici, una volta concluso, ci rimarranno solo frammenti incapaci di suscitare alcuna eco dentro di noi. Perché soltanto quando un luogo diventa uno stato d’animo, ci appartiene davvero.

“Lo spirito del luogo! E’ per questo che viaggiamo (…) e dove esso è un angelo forte e dominante, quel luogo resta nella memoria con tutto il suo respiro, le sue abitudini, il suo nome”, scrive Alice Meynell.

Ci sono luoghi diventati mitici nella storia del viaggio, insieme a chi per primo li ha scoperti o raccontati. Ma ogni luogo ha una storia da narrare a chi e disponibile ad ascoltarla. E’ però necessario lasciare tempo e spazio all’emozione, una concessione rara nei nostri programmi di viaggio nonostante il frequente abuso di questa parola. Perché tendiamo a mettere dentro cose piuttosto che a tirare fuori emozioni. Proviamo invece a dare loro spazio, quando sogniamo il viaggio, quando lo viviamo e quando lo raccontiamo al ritorno. Scopriremo che non è necessario andare lontano o cambiare sempre destinazione e davvero, viaggio dopo viaggio, potremo sfogliare il nostro personalissimo atlante delle emozioni.

Consigli di lettura: Giuliana Bruno, “Atlante delle emozioni, In viaggio tra arte, architettura e cinema”, Bruno Mondadori, 2006. Un testo difficile, ma ricco di spunti originali.

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4 commenti a “E come Emozione”

  • SANDRO APRIGLIANO alle ore 3:14 pm scrive:

    Ci lasci sempre senza parole a leggere i tuoi commenti sulla filosofia di viaggio, ma pensi che sia ancora facile emozionarsi veramente o ormai siamo assuefatti a tutto ?

  • marco alle ore 3:40 pm scrive:

    Grazie Anna per lo spunto. Bisognerebbe inoltre distinguere tra emozioni e sensazioni. Cerebrali e più profonde le prime, sensoriali e necessariamente più immediate le seconde. C’è naturalmente complementarietà tra le due, ma i depliant turistici e i viaggiatori frettolosi fanno confusione. I primi per usurpare valore aggiunto al loro prodotto preconfezionato, i secondi per vanità e superficialità.

  • Anna Maspero alle ore 4:07 pm scrive:

    Ciao Sandro. No, non è facile perché come tu scrivi siamo vaccinati contro le emozioni e viaggio dopo viaggio si sviluppa una “resistenza” sempre maggiore. Però mi accorgo che sono proprio loro a lasciare un segno, a fare la differenza fra un bel viaggio e un altro viaggio.

  • Anna Maspero alle ore 1:15 pm scrive:

    Ciao Marco, hai ragione, sensazioni ed emozioni si confondono, ma anche perché è dalle sensazioni che spesso nascono le emozioni. In un altro post “S come Sensi” scrivevo: “I sensi per percepire il fuori. Le emozioni e i pensieri per portare dentro le percezioni, nel cuore e nella mente.” E in effetti si tratta come scriveva Cartier Bressons, distinguendoli, di “porre sulla stessa linea gli occhi, la mente e il cuore”. Occhi intesi come i 5 sensi, perché in quel caso lui si riferiva in specifico alla fotografia.

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