Lo scorso weekend al Festival della Letteratura di Viaggio a Roma, si è molto parlato di cammino e di viaggio lento, addirittura a chilometri zero… Se poi è il direttore del National Geographic Italia a sostenere che “non c’è bisogno di cercare il diverso lontano, perché è intorno a noi”, non si può non fermarsi a riflettere! Viaggiare slow è una sfida in un mondo accelerato e in un’epoca “quantitativa”, dove tutto si misura in denaro e, nel viaggio, anche in chilometri, come raccontava al numerosissimo pubblico il filosofo Umberto Galimberti. Certo è anche una moda, ma di quelle che fanno bene al corpo e all’anima.
Una buona occasione dunque per riprendere alcuni spunti di riflessione sul camminare… “Homo viator” è il viandante, colui che percorre la strada. Per molte culture esso rappresenta l’essenza stessa dell’uomo. Così, se nella concezione giudaico-cristiana il peregrinare sulla terra è il destino che ci è toccato in sorte con la cacciata dal Paradiso Terrestre, fra gli aborigeni australiani, come fra tutte le popolazioni nomadi e non solo, il movimento è considerato parte della natura dell’uomo. Bruce Chatwin ci racconta che in tibetano la definizione di essere umano è “a-Gro ba”, e cioè viandante, chi fa migrazioni. Analogamente, un “arab” (o beduino) è un abitatore di tende.
L’Occidente ha però dimenticato questo tratto distintivo e il mondo si è diviso in due anche rispetto ai mezzi di locomozione: da una parte i paesi poveri, dove la gente sembra essere costantemente in cammino, dall’altra i paesi ricchi, dove siamo sempre semplicemente “di corsa”, anche se raramente questo concetto ha a che fare con l’uso delle gambe.
Nel cosiddetto Sud del mondo, non si è mai smesso di andare a piedi. Le donne africane dirette ai mercati e ai pozzi, i drammatici esodi biblici dei profughi da paesi travolti da guerre e carestie, l’erranza dolorosa degli emigranti, gli ultimi nomadi Tamashek che ancora percorrono il deserto, i solitari sanyâsi indu, che, giunti all’ultimo stadio dell’esistenza, si spogliano di tutto, lasciano casa, affetti e doveri sociali per divenire mendicanti e coltivare lo spirito alla ricerca della liberazione definitiva dal ciclo delle rinascite.
Nei paesi sviluppati, disponiamo di mezzi di locomozione, sempre più veloci, che ci permettono spostamenti rapidi, in apparenza annullando le distanze, in realtà modificando la nostra percezione dei luoghi attraversati e allontanandoci sempre più dal mondo che ci circonda: i paesaggi scorrono veloci, le immagini e i volti si accavallano, le sensazioni si comprimono e la mente diviene incapace di assimilare tutta la ricchezza e la varietà del reale. E, per un meccanismo perverso, la velocità sembra essere inversamente proporzionale anche al tempo a nostra disposizione.
Se il camminare è sparito dal nostro quotidiano, è però riapparso nel tempo libero, praticato soprattutto come sport, ma anche come scelta consapevole per riscoprire un modo antico di viaggiare. È il caso del pellegrinaggio moderno, spesso laico, anche quando ripercorre gli antichi sentieri di fede che portavano ai grandi luoghi sacri della cristianità, Gerusalemme, Roma, Canterbury e Santiago de Compostela.
La parte finale del testo è tratta dal libro “A come Avventura, Saggi sull’arte del Viaggiare” di Anna Maspero. (Continua)
L’invito questa volta non è la lettura di un libro, ma di ritrovarci tutti il 9 e 10 ottobre a un altro festival, quello di Immagimondo, nel bellissimo spazio del Monastero di Santa Maria del Lavello di Calolziocorte (LC) per ascoltare i “viaggi dell’anima” di chi ha scelto di ripercorrere le antiche strade dei pellegrini.

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009


Nella città caput mundi. Alla scoperta di una delle metropoli più belle del mondo. Tra le sue piazze e i suoi sontuosi monumenti. Antichità di eterna bellezza. Incantevoli scorci.

Aldino, emigrato in America. Nella fresca campagna della “Toscanella”. La sua casa, la sua terra. Lettere, foto e racconti d’emigranti. Le Americhe, l’Australia, la Francia e la malinconia di star via da casa.

Dalla Val Pusteria, nella provincia autonoma di Bolzano (in Trentino-Alto Adige), alla dogana della vicina nazione austriaca. Senza più l’antico fascino della frontiera, e il cambio da lire in scellini.
“Chi ebbe l’ardire di incamminarsi da solo verso l’ignoto plasmò la sua mente a concepirsi persona…L’io compare grazie al distacco, grazie al procedere solitario…” DUCCIO DEMETRIO
Vero Laura… E’ un po’ lo stesso concetto che in modo più giocoso cercavo di rendere un giorno, quando ho fondato il gruppo in facebook “Non sono single ma dispari”.
Coppia: 1+1 = 1 (c’è chi è fatto così, e questa è la sua formula di felicità).
Coppia di dispari (quando, più raramente accade) : 1 + 1 = 2 (più difficile la strada per la felicità, ma per chi è dispari è l’unica possibile)
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