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Parole Nomadi di Anna Maspero

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A come Avventura 2

Non possiamo acquistare l’avventura in agenzia, ma possiamo propiziarla, se ne comprendiamo il significato più profondo. Bisognerebbe parlare di “spirito d’avventura”, perché l’avventura è un’attitudine, oltre che una pratica, un percorso mentale e non solo fisico. Per definirla è forse più semplice dire ciò che essa non è.

Non consiste nella pericolosità del percorso, non si misura in chilometri, non è impresa sportiva al limite delle possibilità umane e non è nemmeno survival a tutti i costi, tentativo a volte patetico di eludere tutti i comfort a nostra disposizione. Queste sono prove delle proprie capacità e della propria resistenza.

Avventura è lasciare la porta aperta alle possibilità. È disponibilità verso quel tanto di futuro e di ignoto di cui il viaggio è ancora portatore, forse non più in termini assoluti, ma certamente ancora sul piano individuale.

E allora forse faremo scoperte inattese, anche se non casuali. L’inglese ha una parola speciale e dal suono magico per indicare questa attitudine di apertura al nuovo e all’imprevisto: serendipity, la capacità di trovare ciò che non si sta cercando.

I contrattempi, o il mancato raggiungimento di una meta inserita nel programma, possono essere il prezzo da pagare alla ricerca di un’avventura non edulcorata e non addomesticata. Non voglio suggerire di trasformare il viaggio in “disavventura” o in un gioco d’azzardo dove lo “scomfort” diviene lo scopo dell’andare, anche perché disagi e fatiche non sono necessariamente promesse di scoperte interessanti.

Il viaggio è però anche una scommessa e non sempre ne usciamo vincitori. Talvolta è il caso a spalancarci le porte del nuovo mondo; altre volte, nonostante il nostro affannarci intorno alle chiavi, l’ingresso rimane sbarrato e il nostro viaggio si trasforma in un’occasione persa.

Per cercare di entrare in sintonia con i luoghi e con le persone che li abitano, bisogna darsi tempo, ritagliarsi dei percorsi fuori dai circuiti più scontati e soprattutto accettare anche gl’imprevisti e i disagi, elementi faticosi e qualche volta sgradevoli, che possono però trasformarsi, da fattori di disturbo, in opportunità, in occasioni di conoscenza della propria forza e della propria fragilità, in momenti di arricchimento e di incontro.

Spesso basta davvero poco per riscoprire lo spirito del viaggio e riassaporarne il mistero e il profumo: deviare dalla strada principale, camminare nella città all’alba, scambiarsi un sorriso.

Proprio nella società attuale, dove prevalgono routine, rapporti strumentali, condizionamenti sociali e difesa dei propri paradigmi culturali, diventa ancor più necessario recuperare la centralità del viaggio e dell’avventura per ridare ossigeno alla mente e allo spirito.

Rinunciamo allora, anche se solo per lo spazio di una vacanza, alle comodità del benessere e alla ragionevolezza di un’esistenza programmata, dove tutto, o quasi, è sotto controllo. Abbandoniamoci alle suggestioni dei luoghi e degl’incontri, per provare il gusto dello spaesamento e per riscoprirci capaci di stupore ed emozioni.

Accettiamo di perderci per le strade del mondo, per poi ritrovarci un poco diversi, seguendo quello spirito d’avventura dove la partenza significa davvero separazione, l’andare diviene confronto e il ritorno rielaborazione e trasformazione. In fondo anche Dante incominciò il suo grande viaggio quando «la diritta via era smarrita».

Estratto da “A come Avventura, Saggi sull’arte del Viaggiare” di Anna Maspero.

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Outdoor. Pensare – agire – sopravvivere

"Outdoor (pensare - agire - sopravvivere)" di Maolucci Enzo; Salza Alberto; Dalla Palma Michele - Hoepli, 2010



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