E’ più bello il mito o la realtà? A questo proposito Paolo Simonazzi, medico reggiano con l’hobby della fotografia, non ha dubbi: «Il mito».
E ce lo rivela col suo ultimo progetto – frutto di più di dieci anni di ricerca – Tra la via Emilia e il West, in mostra in questi giorni a Villa delle Rose (via Saragozza 228/230) a Bologna.
Un viaggio lungo la millenaria Via Emilia – partendo dalla riviera adriatica e arrivando fino alla bassa – sulle tracce di quel sogno americano che a partire dagli anni ’50 si è diffuso in Emilia Romagna ed è riuscito nel tempo a connotare iconograficamente persino il paesaggio, lasciando tracce visibili nelle insegne di una Pensione Filadelfia o di un Old West Saloon.
Sembra quasi un paradosso che in una regione rossa con una storia e una tradizione politica e sociale ben definite come l’Emilia ci sia potuto essere così tanto spazio per la bandiera a stelle e strisce.
Eppure di segni ne ha lasciati tanti. Dalla musica col suo rock ‘n’ roll, al cinema di Hollywood, agli sport come il basket e il football, l’America ha costruito un immaginario all’interno del quale sono cresciute intere generazioni.
L’autore per primo, il quale confessa che Bruce Springsteen, con la sua musica e la sua visione del mondo, ha occupato uno spazio privilegiato nella sua formazione culturale.
Ecco allora che questo suo viaggio diventa memoria storica e personale allo stesso tempo. E anche intima. Perché l’America, quella reale, il fotografo l’ha conosciuta.
Viaggi di lavoro, il classico coast to coast, poi nel 2001 un viaggio importante, con il fotografo Franco Fontana per un reportage sulla route 66.
C’è un’ingenua curiosità dietro quegli scatti. Il suo è uno sguardo leggero, vivace, che coglie con ironia aspetti insoliti di questa invasione americana, come l’insegna Stalingrado Food, che racchiude forse il senso di un’apparente contraddizione.
Perché questa terra ha sì preso elementi della cultura e del costume americani, ma ha saputo trapiantarli con creatività nel proprio tessuto sociale. Ecco allora che possono convivere Harley Davidson, Lenin e crescentine.
Qualche scatto ti può strappare un sorriso, ma a prevalere è quasi sempre una vena di nostalgia. Sarà perché spesso mostrano oggetti e simboli che comunicano un senso di staticità – complice il paesaggio padano presente nello sfondo – come se si collocassero fuori dal tempo e dallo spazio.
Sarà perché in fondo il mito americano altro non è che il sogno, l’utopia, la ricerca di altro e di un altrove. «… gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia, correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West…» scriveva Guccini della sua città, Modena, in Piccola città.
«Questo progetto è la realizzazione di un sogno – rivela l’autore – reso possibile grazie al coinvolgimento di molti amici». E questa sinergia tra pubblico e privato è visibile nei tanti nomi di enti ed imprese che hanno contribuito a dar vita a questa mostra.
L’esposizione è stata realizzata dall’associazione ABC e curata dal MAMbo, con il sostegno dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali e il patrocinio della Regione Emilia Romagna. Visitabile fino al 6 gennaio (mar-dom 15-19, chiuso lunedì, ingresso gratuito).
Da questa indagine fotografica ne è nato anche un libro, edito da Baldini Castaldi Dalai Editore e curato da Angela Madesani, al cui interno sono presenti interventi del Presidente della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna Vasco Errani, del bluesman Zucchero, di Edmondo Borselli, Romano Giuffrida e Daniele Benati.





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