Se in età rinascimentale e più ancora nel Settecento la Francia dettava legge in cucina, durante il Medioevo il mondo occidentale subì il grande fascino dell’Oriente (corte bizantina e mondo islamico), con il quale era venuto in contatto in occasione delle Crociate. Non ne fu esente nemmeno la cucina.
Fu così che Venezia, tradizionale porta d’Oriente prima della scoperta delle Indie Occidentali, porto privilegiato d’arrivo delle mercanzie levantine e punto d’incontro con la cultura orientale, divenne il grande emporio europeo delle spezie, oltre che l’incontrastata leader dei fornelli.
Per ricordare (e non dimenticare) questo importante aspetto storico, il Servizio Cultura e Sport della Municipalità del Lido/Pellestrina, in collaborazione con Daniela Milani Vianello, ha lanciato un ciclo di tre conferenze (giovedì 12, martedì 17 e giovedì 26 novembre, h. 18) dal titolo: Venezia crocevia di sapori – Conversazioni sulla storia della mentalità e del gusto.
Un viaggio storico sbirciando sulle origini dei piatti della tradizione. Il primo appuntamento sarà dedicato a un gusto forte: le spezie, fragranze levantine, che tanti riflessi ebbero sull’economia lagunare. Sarà poi il turno dei secondi con “Dal bisato sull’ara alla castradina”, e per concludere, dulcis in fundo, “Zucchero e golosessi”.
Fra le pietanze più tipiche da gustare in laguna, ci sono gli oseleti scampai. Due le versioni della loro origine. Creati dai poveri che non potevano accedere alle riserve di caccia dei nobili oppure quando l’uccellagione venne a decrescere nelle lagune.
Diversa la storia dei risi e bisi, serviti nel banchetto dogale del giorno di San Marco. Se la stagione era inclemente il Doge non badava a spese e faceva giungere i legumi dalla Liguria. Il risotto era così ricco di piselli da giustificare il detto ogni riso un biso.
In una delle feste più sentite dal popolo lagunare, la Madonna della Salute (21 novembre, a ricordo della pestilenza del 1630 quando le carni fresche non giungevano nelle terre delle lagune), è tradizione consumare la castradina: carne affumicata e salata che un tempo veniva importata dalla Dalmazia.
Si parlerà anche di piatti molto semplici come la zuppa Panada (pane secco ammollato in acqua con l’aggiunta di olio), del riso col latte (spesso polverizzato con la cannella) direttamente dalla tradizione armena, e i dolcetti venduti per le strade dagli Scaleteri (ambulanti che venivano dalle zone montane zoldane e ampezzane), che ora costituiscono i classici dolci da credenza.
Curiosità. All’usanza dei ricchi di spolverizzare i cibi con polvere d’oro (al tempo considerata terapeutica), i poveri inventarono la “doratura” per friggere cibi. Il rosso d’uovo e il pane grattugiato conferivano infatti ai cibi un colore dorato, da cui il nome.





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Gnam gnam!! Peccato che abbia abbandonato la mia isola… altrimenti questo corso non me lo sarei perso per niente al mondo. Però ho condiviso!
beh dai, ti puoi ben consolare con la divina cucina tos’ana…ciao ciao