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Veneto, la notte dei fuochi - foto : La tradizione dello Ciamar Marso
La tradizione dello Ciamar Marso

Veneto, la notte dei fuochi

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Bagliori lontani si avvicinano sempre più. Il gorgoglio di un torrente risveglia lastoria comune di genti e paesi, rievocando riti agresti. Fra le colline vicentine, nella placidaVal d’Astico (situata tra il monte Summano e l’altopiano dei Sette Comuni) l’arrivo della primavera ha un solo grande significato: tradizione contadina.

La mitologia greca la raccontava così. La bella Persefone venne rapita da Ade (dio del’Oltretomba) e portata nel regno dei Morti, dove fu obbligata con l’inganno a rimanerci. L’ira della madre Demetra (dea del grano e dell’agricoltura) scatenò un lungo periodo senza raccolti. Grazie all’intervento del padre degli dei (e della stessa Persefone), Zeus, alla fanciulla fu concesso di tornare sei mesi nel mondo dei vivi con la madre: quel periodo corrisponde ai tre mesi primaverili e altrettanti estivi.

Delle quattro stagioni, la primavera è senza dubbio quella che sancisce il cambiamento climatico maggiore. Anche quest’anno il tempo ha fatto le bizze, ma presto tutto cambierà. Nel frattempo, per auspicare al meglio tutto questo, e propiziarsi una stagione fruttuosa per i campi, si aprono le porte della memoria della Ciamar Marso.

Rastrellare i campi. Tagliare le siepi. Raccogliere i canari, e infine accendere i fuochi nell’ultimo giorno di febbraio. Una tradizione ormai quasi scomparsa, come quella di salutare la fine dell’inverno con i bambini che corrono tra le case delle contrade suonando “le cioche”, i campanacci, battendo sui bidoni, suonando il corno di vacca e gridando di festa e di giubilo tra un enorme frastuono.

Non solo natura e piccoli scatenati. I più grandicelli, divisi tra maschi e femmine, su due colline e a gruppi, cantano a pieni polmoni filastrocche e cantilene dal sapore antico, come succedeva fino agli anni ’60 a Chiuppano, Caltrano e Piovene. Tutto questo patrimonio culturale, grazie all’Associazione Pedemontana Vicentina, è stato ripreso e valorizzato, facendolo sbarcare nel Terzo Millennio.

Ormai ci siamo. In orari diversi, le molte realtà coinvolte accenderanno il proprio fuoco. Comuni, ProLoco, Gruppi Alpini. A Breganze per esempio, verso sera, saranno spente tutte le luci pubbliche per ricreare l’atmosfera di un tempo. Una volta partita la fiaccolata da Piazza Mazzini, le torce attraverseranno un percorso di tre chilometri per giungere fino al luogo del falò. Consumato il rito, pastasciutta per tutti a cura dell’Associazione Alpini e vino prodotto dall’azienda agricola Firmino Miotti.

A Lusiana, il Brusar Marso invece, A partire dalle prime ore pomeridiane di domenica, ritrovo dei gruppi provenienti dalle varie contrade del paese per scegliere la contrada vincitrice di “CiamarMarso” e quindi consegnare il “Ciocon”, il grosso campanaccio che di anno in anno passa nelle mani della contrada vincitrice. A seguire sfilata all’insegna del rumore lungo le vie del centro. Il Brusar Marso scatterà poi il 31 marzo.

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