L’odore del legno. La corteccia maestosa. I cerchi interni dell’età. Il bosco gravido di pioggia e resina. Il fruscio degli scarponi che passano dentro la macchia. I nidi nascosti lassù in alto. Qualche fungo mangiucchiato. E poi ci sono loro. Gli esseri umani, degni ospiti in questo mondo, che esaltano il legame tra le scintille della Terra e la loro anima meno contaminata.
Come nelle antiche Highland scozzesi, o in certe comunità locali, dove la cultura popolare è ancora più importante del talk show, in una fresca giornata di febbraio l’attenzione si posa con delicatezza sulle montagne, nel nord Italia. In Val Venosta per la precisione, dove in questo periodi i giovani uomini portano avanti una lontana tradizione pagana.
È lo Scheibenschlogn, ossia il lancio dei dischi ardenti, come auspicio di fertilità e buon raccolto. Così, la settimana antecedente la prima domenica di quaresima, quest’anno il 21 febbraio, a Tubre in Val Monastero e nei paesi da Silandro fino a Malles, torna questa antica tradizione che affonda le sue radici nella cultura tirolese, bavarese e svizzera.
La giornata si sviluppa con la raccolta di legno e paglia, pezzi di tronco (di ontano nero, della famiglia Betulaceae, o abete rosso, conifera) di circa venti, venticinque centimetri di diametro, che vengono poi segati in dischi di due centimetri di larghezza, con un foro nel centro.
Una settimana dopo, la Kassunta (prima domenica di Quaresima), vengono preparati i Larmstange (chiamati anche Kasfängga o Hex), ossia dei pali alti avvolti in paglia (per simboleggiare maschilità e femminilità), che al calar della sera, saranno raggiunti dai maschi con i dischi in mano.
A quel punto, può cominciare il vero rituale. Si accende il fuoco, accompagnato da urla a squarciagola (si dice che originariamente questo fracasso servisse ad allontanare i demoni). Successivamente vengono accesi i dischi in legno e tenuti sul fuoco grazie a bastoni flessibili in noce. Quando la superficie dei dischi è bruciata, questi vengono ritirati dal fuoco e fatti ondeggiare in circolo fino a quando non diventano brace. Durante questa oscillazione viene recitata una rima come auspicio di fertilità e per benedire il raccolto.
Alla fine, il disco incandescente viene posato su una tavola o su una pietra e colpito bruscamente, spezzando così la forma originale in diversi e tantissimi pezzi che volando via, formando una freccia luminosa nell’oscurità, con dedica finale per tutti gli innamorati, come auspicio di una sempre più bollente focosità.
Accendo qualche candela nella notte. Sono ancora lontano dall’odore di brina di macchia. Farò del mio meglio per avvicinarmi in quetso tempo. Mi arrangio con l’ispirazione dei racconti di chi mi ha preceduto. Inizio un ballo senza virtuosismi. Cerco di andare secondo il ritmo di tutto ciò che è una vita narrante.





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