L’ossessiva ricerca d’emozioni forti per vite estremamente ripetitive.
La voglia di andare nelle zone del mondo meno accoglienti, infilarsi un paio di scarpe da maratona, un siero anti serpenti velenosi in tasca e un pacchetto sigillato di mangiare per attraversare i torrenti melmosi e infestati di zanzare.
Siamo nel mondo degli appassionati delle gare estreme: marcia, corsa, biciclettata, navigata a bordo di kayak. Una voglia di uscire dai rigidi schemi di una vita da white-collar worker eternamente saldato alla sedia.
Un vero e proprio boom del mercato dei viaggi che s’incentrano su delle gare sportive estreme in giro per il globo: un super Tour de France (Parigi-Brest-Parigi) di novanta ore continue, ma anche la corsa nella foresta pluviale brasiliana, oppure la maratona nel deserto egiziano.
Molti di voi sentirebbero già la fatica addosso. Altri aprirebbero le narici assaporando l’odore dell’avventura.
Per questi ultimi compagnie come la Adventure Travel Trade Association sono pronte a impacchettare il cliente e spedirlo a competere con altri simili su tracciati pericolosi e assolutamente fuori dalla portata dei comuni mortali.
Oltretutto pare questo mercato globale sia pure in crescita da quanto si apprende dagli operatori del settore: dagli odierni settantacinque miliardi di dollari annui, ai previsti centocinquanta nell’immediato futuro.
“Il primo anno abbiamo avuto quarantadue partecipanti – afferma Mary Gadams, fondatrice di Racing the Planet – quest’anno ne avremo seicento divisi in cinque gare, quattro delle quali in zone desertiche come quella dei Gobi, di Atacama, nel deserto egiziano, nella zona Antartica e una corsa avventurosa in Vietnam”.
I prezzi, tutto sommato, non paiono nemmeno elevati: per iscriversi alle gare desertiche servono poco più di tremila dollari, per quella al freddo del Polo Sud quasi diecimila.
Il pericolo però è dietro l’angolo e sembra far parte della prova.
Ricordiamo infatti che, nonostante il pesante supporto logistico, in passato un partecipante si perse nel bel mezzo di una tempesta di sabbia, sopravvivendo mangiando serpenti, pipistrelli e bevendo la propria urina.
Fu ritrovato ancora in vita dopo nove giorni da una famiglia di nomadi del deserto.
Meno bene andò a un altro partecipante che morì di caldo nella sua tenda.
Un pericolo che, a parte la tragedia, però, può riservare anche simpatiche esperienze, come racconta Tom Aaker, partecipante alla massacrante Paris-Brest-Paris:
“Era nel bel mezzo della notte, durante la settantesima ora di gara. Improvvisamente mi convinsi d’essere in un gruppo di ciclisti che vestivano di colori sgargianti, come nel Giro di Francia. E continuavo a chiedere ai miei compagni chi fossero quei tipi”.
Quando si dice toccare il limite. Il corpo oltre la mente.





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