Nessuno fu più simbolo di lui, perché nessuno spaventava quanto lui. Che si chiamasse Teach, oppure Thatch, oppure Drummond non interessa. Sotto il cappello tricorno cresceva quella lunghissima barba nera. Barbanera, appunto. Il terrore dei mari.
Nel 2007 i coraggiosi studiosi del Queen Anne’s Revenge Shipwreck Project hanno gettato la sfida alla memoria del Re dei pirati: riuscire a portare in superficie il relitto dell’antico vascello usato da questo bucaniere, la Queen Anne’s Revenge.
E lo scorso mese la prima battaglia è stata vinta: molti reperti sono affiorati dal riposo eterno di questo vascello adagiato a soli sette metri sotto il livello del mare non lontano dalle coste di Beaufort, North Carolina.
Dall’acqua sono spuntati diversi oggetti tra i quali un compasso di navigazione in ottone, oggetti d’oro di matrice francese (spesso vittime della furia del pirata), un mortaio per miscelare e pestare probabilmente medicine, una moneta d’argento, un’elsa di spada e piccoli pezzi d’oro non più lunghi di mezzo centimetro.
“Siamo piuttosto certi che questo è ciò che cercavamo”, ha affermato Marke Wilde-Ramsing, direttore del Queen Anne’s Revenge project voluto dall’Ufficio Archeologico di Stato del North Carolina.
Il relitto è ciò che resta di trecento tonnellate di vascello varato con il nome di Conrad dai cantieri navali inglesi nel lontano 1710. Solo un anno più tardi cadde nelle mani della marina francese e fu modificato per il trasporto di schiavi (oltre a subire lo scontato cambio di nome in Le Concorde).
Il resto è la storia di continui furti fino ad arrivare nelle mani del sanguinario Barbanera che lo ricevette dal Capitano Benjamin Hornigold, suo superiore e colui che lo nominò nuovo condottiero di quel conteso vascello.
Il pirata convertì il regalo in una perfetta nave ammiraglia, la Queen Anne’s Revenge, probabilmente in onore della guerra di successione spagnola alla quale lo spietato bucaniere prese parte agli inizi del 1700.
Nella sua breve ma purtroppo intensa carriera Barbanera catturò centoquaranta navi e finì la propria esistenza per mano del vascello della marina inglese Pearl il 21 novembre del 1718 nell’insenatura di Ocracoke. Il tutto in circostanze che alimentano l’immortale fuoco della leggenda.
Si narra che il pirata fu trafitto per venticinque volte e solo dopo cinque fori di proiettile si arrese alla morte, ovviamente non prima di fare tre volte il giro della nave. La sua testa fu mozzata e appesa come trofeo all’albero della vittoriosa Pearl.
Ma è la sua fama che in vita lo precedeva: si narra che fosse un noto sostenitore dell’utilità formativa della gambizzazione, si racconta che in battaglia amasse mettere pezzi di miccia accesi sotto il cappello per apparire più demoniaco e anche che sfidasse la sua ciurma al rimanere nella stiva più a lungo possibile immersi nei fumi della polvere da sparo.
Ovviamente lui vinceva, per questo era il Re dei Pirati.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




