Una legge naturale, termine alquanto beffardo. Pare infatti che dove l’uomo ponga la propria razza Madre Natura faccia le valige per traslocare altrove. E non è una regola degli ultimi inquinati secoli. No, ricercatori stanno studiando casi simili disseminati tra le pieghe del tempo, addirittura risalenti a undicimila anni fa.
Dai dati in loro possesso si evince che ben centotrenta specie animali siano sparite dal Nord America in quell’epoca. E la questione non investe semplici (ma comunque preziosi) insetti di qualche grammo. A dissolversi come neve al sole furono il mammut, la tigre dai denti a sciabola e i bradipi giganti.
Gli studiosi, dopo infiniti dibattiti, hanno estrapolato due motivazioni che potrebbero rappresentare una spiegazione plausibile a questo strano fenomeno: la prima riguarda la pratica della caccia intensiva e la seconda quella delle malattie umane introdotte in territori che fino ad allora non avevano mai visto l’ombra dell’uomo.
“Gli umani sono arrivati e gli animali hanno iniziato a sparire”, ha affermato Ross MacPhee, il curatore della collezione di mammiferi dell’American Museum of Natural History di New York. Ma la terza probabile causa sembra servita sul piatto con altrettanta semplicità. Anthony Barnosky, paleontologo dell’Università della California, addirittura vede nella congiunzione tra cambiamento climatico e azione umana un leit motiv valido fino ai giorni nostri:
“Oggi ci troviamo allo stesso bivio – ha affermato lo studioso – un simile avvenimento sembra in corso odiernamente, la crescita esponenziale della popolazione mondiale e la crescita del riscaldamento globale a livelli senza precedenti”.
Insomma un filo che lega la nostra era tecnologica e il Pleistocene: l’agire umano influisce sull’estinzione repentina di specie animali, viaggi intercontinentali seminano malattie quali l’Aids, tubercolosi, colera, pandemie, senza poi dimenticare che in Africa quanto in Amazzonia la vegetazione è in pericolo e con lei gli animali che vi ci abitano.
C’è da segnalare però che il consenso scientifico intorno alle estinzioni in massa alla fine dell’Era Glaciale non è di certo unanime. L’unico punto comunemente condiviso è da sempre la storica teoria di Paul Martin dell’Università dell’Arizona che imputa la repentina morte di numerose specie alla pratica venatoria delle popolazioni provenienti dall’allora vicino continente asiatico. Un vero e proprio massacro, soprattutto per quei mammiferi che superavano i quaranta chili.
Un massacro che purtroppo oggi si ripete. L’uomo non cambia. Mai.




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Interessante e terribile.
L’uomo non cambia mai perchè “cambiare” costa.
Grazie
caterina