La dea bambina del Nepal è ospite della Lafayette Elementary School di Washington, USA.
È la piccola Preeti Sajani di Itumbahal, insignita il 10 luglio 2001 del titolo di Kumari, il cui significato letterale è “vergine”. La Kumari è l’incarnazione della dea Taleju Bhawani (Durga, in India).
È il primo caso assoluto di una divinità che abbandona il suolo sacro del Nepal, unico stato hindu al mondo. La Kumari viene scelta tra le bambine di casta Shakya, la stessa cui apparteneva il Buddha, a Kathmandu.
La bambina resta “divina” fino a quando non ha la prima mestruazione, si ferisce o si ammala gravemente. Questo dimostra che la dea Taleju ha abbandonato il suo corpo mortale.
Fra la meraviglia dei suoi “normali” coetanei, la piccola Preeti ha potuto rispondere ad alcune delle loro domande e soddisfare la propria curiosità. Si è potuto così scoprire che per divertirsi, gioca a nascondino, ai videogiochi e guarda film mitologici Hindu.
La Kumari è vegetariana: non mangia pollo, maiale né uova. Può però gustare pesce. Le piace essere una dea ma quando ritornerà a essere una persona “comune”, vorrebbe fare l’insegnante.
Non tutti hanno gradito questo viaggio. I pandit (autorità religiose hindu) di Bhaktapur hanno scomunicato la dea bambina e sospeso le 6000 rupie al mese (€68.72) cui avrebbe avuto diritto una volta terminato il suo periodo “divino”.
Secondo le rigide norme rituali che regolano il concetto di purità nello hinduismo, la Kumari non può abbandonare il suolo ancestrale del Nepal. Un altro grosso impedimento si è rivelato la dieta.
Nonostante la Kumari sia stata seguita da un cuoco nepalese che le ha cucinato cibo puro secondo rituale, l’alimentazione della dea bambina ha destato grosse preoccupazioni tra i sacerdoti.
La notizia della possibile scomunica ha allarmato sia i genitori rimasti in Nepal, sia il produttore del documentario Marc Hawker che forse un po’ ingenuamente non ha tenuto conto delle conseguenze.
A tal proposito il Dr. Fabrizio M. Ferrari, professore di Studi Religiosi presso l’Università di Chester (UK), così commenta: “Il documentario è stato prodotto e realizzato da persone con tutti i mezzi a disposizione per conoscere il culto della Kumari.
Invitarla fuori dal Nepal è stata una leggerezza che poteva avere esiti ben peggiori. Le esigenze della documentaristica accademica dovrebbero in certi casi tenere più d’acconto le tradizioni che pretendono di studiare”.
Per fortuna una volta rientrata nella capitale nepalese, la Kumari ha riacquisito il titolo toltole provvisoriamente. Dopo una cerimonia di purificazione, è avvenuta la reintegrazione al suo rango di Dea vivente.
Il culto della Kumari è stato istituzionalizzato in Nepal non più di tre secoli fa. Ma l’adorazione della dea come vergine (kumari-puja) è pratica antichissima nello hinduismo e dura da circa 3000 anni.
Nella tradizione nepalese, la ricerca dell’incarnazione della dea non è cosa da poco. A prendervi parte sono cinque alti sacerdoti buddhisti Vajracharva, il Bada Guruju (sacerdote reale), il sacerdote di Taleju e l’astrologo reale.
Quest’ultimo deve analizzare l’oroscopo della possibile dea e verificare che sia favorevole e non in contrasto con quello del re del Nepal. In questo modo può garantire l’incolumità al sovrano durante le visite.
La futura dea vivente dovrà possedere le cosiddette 32 perfezioni: per la maggior parte caratteristiche fisiche e comportamentali. Fra le prime: occhi neri, pori della pelle ben delineati, nessuna cicatrice, organo sessuale non sporgente, seni poco appariscenti, dentatura perfetta, pelle chiara e profumata e soprattutto non deve avere ferite né perdere sangue.
Al di fuori dell’aspetto estetico, il vero ostacolo riguarda il carattere. Una Kumari non può piangere. Non può mostrarsi disinteressata o irrequieta durante i riti. Ma è sicuramente l’ultima prova, quella che mostra la sua vera natura.
Nella notte nera (Kalaratri), le giovani candidate dormono in una stanza buia fra teste di capre e di 108 bufali sacrificati in onore della dea Kali. Uomini mascherati da demoni cercano poi di spaventarle per tutta la notte.
Qualora la prescelta riuscisse a sopportare tutto ciò, dovrà dimostrarsi in grado di riconoscere gli effetti personali della precedente Kumari da un stock di vari oggetti. Se così farà, sarà la nuova dea vivente.
Dopo svariati rituali, inizieranno per la bambina anni abbastanza particolari in cui avrà notevoli restrizioni. Non ultima, quella in cui potrà lasciare il palazzo solamente per le cerimonie. Questo almeno fino allo scorso mese, visto quanto accaduto di recente.
Dovrà inoltre vestirsi sempre di rosso. Dovrà portare i capelli acconciati e avere sempre al centro della fronte “l’occhio di fuoco” (chakshu), simbolo dei suoi speciali poteri di percezione e divinazione.
Durante le udienze pubbliche, ci sono gesti della Kumari con una precisa simbologia. Gli eventuali occhi lucidi, per esempio, significano morte imminente. La migliore delle sue reazioni è che resti impassibile per tutta l’udienza: ciò vuol dire che le richieste espresse, saranno esaudite.
Un tempo, era difficile per le ex-divinità sposarsi. Si riteneva addirittura che l’uomo unito a una di loro, fosse condannato a morire entro sei mesi tossendo sangue.
Oggi, le ex-dee, fatta eccezione per quelle più giovani, hanno tutte una famiglia.






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