Ai più viene da storcere il naso.
Chi può, spinto anche dai prezzi inaccessibili, scappa nei territori limitrofi.
Insomma, difficile amare Milano.
Eppure c’è chi ha voluto guardare oltre l’opacità della sua aria irrespirabile cristallizzando la sua nascosta bellezza in fotografie che raccontano una storia.
Raccontano vicende, avvenimenti.
Raccontano lo sviluppo di quel corpo goffo e complesso che è lo spazio milanese, tra campi che non ci sono più e la lenta cementificazione del verde.
Quando si dice che le immagini dicono tutto: Ugo Zovetti, novantadue anni sul groppone, ma ancora in giro per i marciapiedi meneghini con la sua fedele macchina fotografica.
Una professione, quella del fotografo, slegata da vincoli e committenze.
Libera d’immortalare per passione e solo semplice passione.
Ora la città dedica a questo maestro della fotografia il giusto tributo.
Fino al 10 gennaio al Centro Comunale di Milano si potrà trovare un’ampia rassegna dei suoi più importanti scatti dedicati al capoluogo lombardo.
“Metamorfosi di una città. Milano 1958-2008”, titolo più azzeccato non poteva essere scelto visto che attraverso la carta patinata si viaggerà nella vita di una metropoli che dalla fine della guerra è cambiata sensibilmente.
Gratuito l’ingresso come infondo senza scopo di lucro è sempre stato l’impegno di Zovetti dietro quel magico occhio di vetro.
I volti molto spesso la sua passione, perché per lui l’uomo è il suo volto.
Facce che non ci sono più, estinte, come quelle dei milanesi nell’immediato dopo guerra cariche di dolore ma allo stesso tempo di speranza.
Le vetrine dei negozi del centro o le coppiette che eternamente, qualunque sia il decennio, amano baciarsi sotto i molti monumenti che Milano offre.
Zovetti, un nome che sa di storia.
Figlio di uno degli artefici della secessione viennese, trasferitosi presto nella città meneghina.
Dagli anni quaranta osserva tramite il suo obbiettivo quella metropoli che lo accolse.
Si è prodigato anche per la diffusione della fotografia italiana in Europa raccogliendo numerosi riconoscimenti internazionali.
Ma ora è arrivato il momento di tornare nella vecchia, affascinante Milano.
Tornare da novantenne per le strade, tra i palazzi armato della fidata Rolleiflex 6×6.
Milano e il suo racconto infinito, in mostra.




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Mostra strepitosa, genuina, umana e commuovente.
Invito davvero tutti a non perderla!
Le parole della critica di Francesco Bizzini sono molto acute.