Rintocchi di luce plasmati sulla tela. Sferzate cromatiche che arpeggiano fra l’anima della propria terra e quel messaggio unico e universale che solo l’Arte è in grado di far risuonare a qualsiasi latitudine. Venticinque artisti ci svelano l’America Latina. E lo fanno con i loro variopinti emissari emozionali.
Sabato 19 settembre, al Lido di Venezia, presso la “Galleria ex Casinò” di Venice Convention (Lungomare Marconi, 30) è stata inaugurata la mostra itinerante di pittura e scultura Nuestro Norte es el Sur (il nostro Nord è il Sud), curata da Juan Saravì Platero. Un tuffo nelle tonalità d’oltreoceano per raccontare la storia di una cultura millenaria.
A dare il benvenuto ai visitatori, l’Olimpo Azteca del pittore cileno Lusi Contreras, nel cui dipinto, realizzato con colori a olio sintetici, impasto di polvere di marmo e cornice interna di bambu, ci mostra le divinità principali dell’universo antico Messicano. Al centro del quadro (110×92), si erge Quetzalcoatl (il serpente piumato).
E’ una fresca mattina, e sono il primo visitatore. Guardare dei quadri è come dirigere un’orchestra sinfonica, o rincorrere un falco nell’immensità del cielo. Intingi lo stupore. Svisceri mondi che penetrano dentro in tutta la loro storia. Ogni goccia di colore intinta sulla tea diventa d’improvviso una personale molecola d’ossigeno.
Senza che me ne renda conto sento il vociare confuso di El Mercato, di Eugenia Barrionuevo (Costa Rica). Il profumo dei fiori della bancarella raffigurata in basso a sinistra gioca un duello fra immortali con quella della frutta. Persino il ronzio di qualche ape che si avvicina, si riesce a percepire.
Qualche passo elegante a fianco, ed ecco Silvia Ploto, ex-ingegnere brasiliana ora passata alla corte delle arti visive, con la sua denuncia al dio-denaro. Power. Una banconota di dollaro arrotolata, come motore.
Sulla stessa linea, l’opera Porque no se van, della cilena Macarena Reydet, che apre la sua creatività al mondo animale. E sono proprio loro in primo piano a confrontarsi, mentre sullo sfondo una città (civiltà) grigia sempre meno incline a esaltare sentimenti, e chiusa sul serio (a differenza di gorilla, zebre e leoni) dentro gabbie.
Ma ci sono anche i sentieri più interiori. Dolce e delicato quello di Incrocio, realizzato dalla giovane colombiana Claudia Lopez, trasferitasi a Venezia dopo aver vissuto a Bogotà, Londra e Parigi. Vedo un ibrido di tutte le sue esperienze di vita. Uno spirito libero che pare governare col cuore la direzione della propria imbarcazione.
La mostra resterà aperta fino a domenica 11 ottobre con il seguente orario: dal martedì al venerdì, h. 16-19, il sabato e la domenica dalle h. 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Ingresso è libero…nel ritornare indietro dal percorso espositivo, da ogni opera sento arrivarmi una freccia che s’infrange al primo contatto. Il resto, è tutto dentro di me.





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