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Sotto il rombo dei Faraoni - foto : Deserto egiziano © Carlo M. Maggia
Deserto egiziano © Carlo M. Maggia

Sotto il rombo dei Faraoni

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Il silenzio. L’immensità. Sabbia a perdita d’occhio da qualunque punto cardinale. L’artista Carlo Maria Maggia ha da poco concluso una nuova e importante avventura, la partecipazione al Rally dei Faraoni. Da quello, è nato The Pharaons Enduro Art Performance (Torino, 5-30 novembre).

Emblematica la prima opera di questa esposizione: la maschera che copre gli occhi. Un fedele compagno di viaggio con cui ha lottato contro la luce abbagliante, le tempeste di sabbia. Un elemento simbolico ed essenziale, quasi a dover trascendere noi stessi, per entrare nel cuore di uno scenario tanto affascinante quanto selvaggio.

“In quelle condizioni, al cospetto del deserto e dei propri limiti” ha spiegato l’artista, “qualsiasi preparazione, premeditazione o allenamento, potrebbe non servire, non portare a nulla”.

Maggia ha percorso più di 3.000 chilometri divisi in sette prove speciali con la sua Beta 525, insieme ad altri 200 piloti provenienti da tutto il mondo. La mostra invece presenta 20 opere nate concettualmente durante la competizione nel deserto egiziano e una scelta di immagini scattate al termine di ogni tappa del Rally.

Entrare in questo mondo, è una sfida. Lo è stata sulla propria pelle per Maggia. Lo è per il visitatore che si lascia trasportare. Il tempo trascorso nella solitudine del deserto. Le emozioni. L’eccitazione e la paura. L’apprensione e l’entusiasmo. L’instabilità psicologica e la perseveranza dell’impegno. Lo sforzo fisico estenuante.

Nella mostra, non solo opere fotografiche ma anche sculture, realizzate al suo ritorno con gli elementi reperiti in loco. A detta dell’artista, nate dalla riflessione sulla condizione di limite, inteso come esiguità di materiali che il contesto offre, condizioni psicologiche estreme e tempistiche rigide.

Carlo Maria Maggia ci offre il suo diario di bordo. Un blues delicato che spazia tra impennate inquietanti e eccitazione quasi fanciullesca per una simile avventura.Cosa sarebbe delle storie dei viandanti senza un diario di bordo? L’autore non ha potuto esimersi da un simile privilegio.

Un viaggio nella vita. Un viaggio per continuare la vita. Fino al fondo. Un pericoloso mettersi in gioco che ha per posta il sopravvivere. Una sfida di chi pensa che l’immortalità non sia né un concetto né la massima aspirazione.

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LIBRI

Le 10 regole del viaggio ideale

"Le dieci regole del viaggio ideale" di Fabiola Marchet - Gruppo Editoriale Armenia, 2011

Torino è casa mia

"Torino è casa mia" di Giuseppe Culicchia - Laterza, 2005



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