La quotidianità di un fabbro al lavoro. L’apprendimento a scuola. Lo scarico di medicinali da un aereo cargo a Galkayo. Campi profughi e violenza. Lo sguardo fiero e deciso di una donna all’ingresso di uno dei centri di salute a Galinsoor. Somalia. Africa orientale. Lì imperversa la guerra. Qui, alla maggior parte non interessa. Per le televisioni è roba già vista. Qualche informazione, e tanti sbadigli.
Cesvi, organizzazione umanitaria laica e indipendente che opera in tutto il mondo per affrontare ogni tipo di emergenza e ricostruire la società civile dopo guerre e calamità, e la Commissione Europea stanno provando a rompere le fondamenta di un solido muro cementificato da silenzio e indifferenza verso quest’area del mondo.
“Somalia Anno zero”. Una testimonianza. Un servizio. Una denuncia. Molto di più. Un reportage in bianco e nero per raccontare il paese che le Nazioni Unite giudicano il più pericoloso al mondo. “Somalia Anno Zero”, mostra con foto e video di Fulvio Zubiani, promossa da Cesvi e ECHO – il Servizio per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile della Commissione Europea, sarà presentata a Milano nell’ambito dell’evento organizzato da Canon Italia “Fotografica 10 – La settimana Canon della fotografia e del video” dal 24 al 28 novembre presso la Fondazione Forma.
25 storie racchiuse nei volti di uomini, donne e bambini che vivono con toccante dignità una realtà fatta di campi profughi, impennate di violenza, mancanza d’acqua, di cibo e di farmaci. Un video per ascoltare le voci dei protagonisti, conoscere più a fondo le loro storie, approfondire la complessità di una delle “crisi umanitarie dimenticate” più tragiche del nostro tempo.
La Somalia è un paese devastato da 20 anni di guerra e instabilità politica. La Somalia è un paese falcidiato da lotte tra governi, gruppi armati, fazioni e clan per il controllo dei territori. La Somalia è un territorio vessato da frequenti inondazioni e siccità che rendono difficile, se non impossibile, sfruttarne il terreno.
In questo contesto così lontano dalla corsa allo shopping del mondo “civile”, Cesvi gestisce 5 centri di salute primaria nelle zone di Hiran e Mudug grazie al sostegno di ECHO. In questi centri, ciascuno dotato di una maternità di base per i parti semplici, con uno staff esperto di infermiere e ostetriche, sono disponibili cure gratuite per adulti, madri e bambini.
Gli scontri fra clan anche nella regione del Somaliland, relativamente più tranquilla, hanno portato allo sfollamento di centinaia di persone. L’incolumità fisica delle donne è uno dei problemi più gravi nei campi di sfollati, specialmente a Galkayo, dove si registrano casi di violenze sessuali oltre ad attacchi e pericoli di ogni genere.
Secondo l’Alto commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), sarebbero almeno 400 mila le persone che hanno abbandonato la capitale Mogadiscio e vivono accampate sui bordi della strada fuori dalla capitale. Una realtà dove due milioni di somali hanno bisogno di aiuto per sopravvivere, e dove gli sfollati sono almeno 1 milione 400 mila e le infrastrutture sono quasi del tutto inesistenti.





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