È proprio inutile lamentarsi. La Storia dimostra spesso le sue ciclicità. L’affermazione del potere politico umano infatti nei secoli è sempre stato veicolato dalla creazione di grandi opere architettoniche.
Questa storia arriva dalla Russia più estrema, estrema quanto il freddo che intrappola il mare nel ghiaccio ed estremo quanto la distanza che divide questo fazzoletto bianco dalla Madre Mosca. Siamo sull’isola di Vladivostok, a ben sette fusi orari dalla capitale, quasi a ridosso dei confini con la Cina e la Corea del Nord.
Qui il Cremlino ha piantato il suo faraonico progetto: tre chilometri di ponte, un miliardo di dollari gettati tra questa isola e la terra ferma. Un ponte verso il nulla come già in molti lo definiscono. Un progetto per rilanciare l’area in vista del futuro summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation nel 2012 e per le Olimpiadi Invernali che si svolgeranno nel 2014 a Sochi.
Ovviamente i detrattori di quest’opera faraonica puntano il dito allo spreco di denaro pubblico in un periodo di crisi economica, soprattutto a fronte di un presunto abbandono globale di altre importanti infrastrutture quali strade, centrali elettriche e porti. Un’accusa che ruota intorno al voler creare un miglioramento simbolico piuttosto che effettivo.
“Di certo questa spesa non ha alcun senso – afferma Ivan Tchakarov, economista a capo della Nomura International – l’unico modo per creare una crescita sostenibile è quello di creare vere infrastrutture prendendosi cura dei sistemi di trasporto e degli investimenti concernenti i porti e la rete elettrica”.
Prima della crisi finanziaria il Primo Ministro Putin mise in cantiere un investimento di un trilione di dollari per modernizzare i territori russi. Il tutto fu bloccato per i necessari programmi sociali e occupazionali volti a calmare le possibili tensioni del Paese.
Ora però le cose sembrano voler cambiare di nuovo: gli analisti finanziari hanno registrato una spesa di quarantadue milioni di dollari nel 2008 e prevedono per quest’anno e per il prossimo una crescita dal cinque al sette per cento degli investimenti per le infrastrutture.
Durante gli anni dell’Unione Sovietica Vladivostok fu importante porto e struttura militare segreta. Qui sono in progetto anche la creazione di un centro congressi, un campus universitario e alberghi. Già accantonata invece la costosa creazione di un ospedale e di un teatro per l’opera e il balletto.
Il ponte e gli altri investimenti dovrebbero riportare i soldi nell’estremo oriente di una Russia che rischia di piegarsi economicamente troppo verso l’Europa quando invece il nuovo motore dell’economia sembra provenire proprio dai paesi asiatici.
“Il centro dello sviluppo mondiale si sta spostando qui – afferma Yevgeny V. Khokholkov, vice-governatore della regione – per questo è importante per la Russia lo sviluppare questi territori il più possibile”.
Altro che “ponte verso il nulla”, un ponte verso il futuro. Scaltro Cremlino.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




