Polo Nord. nuovo obiettivo russo - Foto tratta da Wikipedia
E dire che si pensava che la terra fosse già stata esplorata e conquistata tutta.
Invece è notizia di questi giorni che il Polo Nord potrebbe presto entrare nelle mire di nuovi conquistatori pronti a piantarci la propria bandiera per renderlo territorio nazionale. Per dir la verità questo è già successo, ma manca d’ufficialità e soprattutto di consenso internazionale. Protagonista novella esploratrice: Mosca.
Il passo per l’annessione però è complicato in quanto le tesi sostenute dai russi sono tute da provare e si concentrano sull’assunto di una maggiore estensione della piattaforma continentale siberiana che li consegnerebbe quindi la possibilità di un ampliamento delle acque territoriali.
È già iniziata questa sfida in pieno stile “guerra fredda”. Non c’è più da fare una corsa verso il pianeta lunare per appenderci un vessillo nazionale, però la Russia non ha mai perso la voglia di gareggiare in questo senso.
Infatti nell’agosto scorso Mosca, per promuovere un carotaggio scientifico a 4 chilometri di profondità, aveva piantato la propria bandiera sul fondo marino reclamando così formalmente quella zona geografica come proprio possedimento.
Ora vi chiederete che cosa spinga una super potenza ad impuntarsi sulla proprietà di una zona umanamente invivibile. La risposta è più semplice del previsto: secondo gli scienziati sotto quelle acque si nasconde un quarto delle risorse globali d’idrocarburi facilmente raggiungibili e quindi vantaggiose per i costi d’estrazione.
Potrebbe il Cremlino correre questa corsa senza nessun rivale tra i piedi? Ovviamente no, insieme alla Russia, il potenziale guadagno è già stato captato dal raffinato senso degli affari degli Stati Uniti, Canada, Danimarca e Norvegia.
Mosca, tramite quella spedizione sul fondo del mare dove si “dimenticò” una bandiera, vorrebbe dimostrare davanti l’ONU la possibilità d’estendere le proprie acque territoriali di 1,2 milioni di chilometri quadrati.
La guerra fredda potrebbe non essersene mai andata.
"Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi" di Wolfgang Büscher - Voland, 2008

Ancora una volta la Valle d’Aosta è stata il cuore della grande adunanza celtica: cinque giorni intensi in cui il popolo di ieri è tornato a vivere nella poesia dei bardi e nella musica dei menestrelli.

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La musica rievoca il passato, stringe a sé i vicini, fa sentire uniti: è il suono della cornamusa, caldo, epico, intenso e diffuso, è il violino che lamenta antiche litanie, sono le percussioni che scandiscono il ritmo e il muoversi insieme come in uno solo.