“Siamo stati colonizzati dai francesi. Siamo stati obbligati ad andare al fronte. Obbligati a seguire gli ordini che dicevano di fare questo, di fare quello e noi lo abbiamo fatto. Di questo la Francia non è mai stata grata. Proprio per nulla”.
Parole di chi si allacciava gli stivali, di chi ha macchiato la propria divisa del suo sangue e del sangue degli amici per liberare un paese che non era il suo dal vergognoso vessillo della croce uncinata.
Issa Cisse, ottantasette anni sulle spalle, senegalese di nascita e un passato da militare francese tra le file di chi ridonò Parigi ai parigini, la Francia ai francesi e la libertà a chi aveva perso oramai la fiducia di risentirne il gusto.
Lui, insieme agli altri soldati dalle colonie, avrebbe dovuto essere il cuore dell’azione militare: due terzi dei berretti francesi contenevano teste di colore, nella caduta del 1940 diciassettemila di loro furono trucidati dall’invasore nazista e nel 1944 la vendetta finale era servita su di un piatto d’argento.
“Sarebbe desiderabile che la Divisione, alla quale facevamo riferimento sopra, fosse composta solo di personale bianco”, parole dell’Alto Comando Alleato scritte su di un foglietto destinato agli occhi del leader delle forze di liberazione francese, Charles de Gaulle.
E se il vecchio Zio Sam in quegli anni non ha mai nascosto il suo spirito razzista, anche la più tollerante Inghilterra viene “incastrata” dal ritrovamento da parte della BBC di vecchie comunicazioni di guerra:
“È un peccato che l’unica formazione francese completamente costituita da bianchi sia in Marocco. Le altre lo sono solo al quaranta per cento. Ho detto al colonnello de Chevene che la possibilità d’ottenere ciò che vuole sarà notevolmente migliorata se si userà una divisione di fanteria solamente bianca”.
Alla fine de Gaulle ebbe ciò che voleva e anche gli Alleati furono felici. Parigi fu liberata da una Divisione francese. Le forze alleate videro marciare solo facce più o meno pallide. Addirittura anche spagnoli pur di non avere soldati di colore.
E alla fine nemmeno la festa fu aperta agli elmetti africani. A molti di loro fu semplicemente tolta la divisa e furono rispediti nelle colonie da dove erano stati forzatamente presi. Se tutto ciò non bastasse, aggiungiamoci anche che nel 1959 le loro pensioni furono tagliate.
Si combatteva la croce uncinata e la sua idea di razza superiore. O almeno così si credeva. Purtroppo.




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