L’Odissea riscritta e diretta dall’argentino César Brie per il Teatro de Los Andes – da lui fondato nel 1991 in Bolivia, sua patria d’adozione – sarà in scena fino a domenica 29 marzo all’Elfo di Milano. Sono stati necessari tre anni di lavoro per questa rilettura personale e collettiva del poema omerico, che rimescola generi teatrali e discipline, passando dalla commedia alla tragedia e contaminando la prosa con musica, danza e canto.
Sul palco dieci giovani ma esperti attori. La scenografia è essenziale: lunghe canne di totora del Lago Titicaca che, aprendosi, richiudendosi e spostandosi lungo binari mobili, creano stanze, prigioni, spiagge, marosi e paesaggi onirici.
Brie cala Ulisse nella realtà contemporanea offrendo diverse chiavi di lettura, mescolando miti classici e miti andini, memoria e attualità, sfera interiore e sfera sociale, introspezione e denuncia, per poi sempre tornare a Omero e all’universalità del suo canto. E come Omero ci parla di guerra, brutalità, smarrimento, passione, nostalgia, amore, fedeltà, attesa, umiliazione, solitudine, assenza… uomini che partono, figli che crescono senza l’affetto dei padri, donne abusate, mogli che aspettano e scrutano il mare, viaggi senza ritorno.
Vi ritroviamo l’odissea personale di ciascuno di noi, con i nostri naufragi, i nostri approdi temporanei, i nostri mostri e la nostra Itaca. Ma il viaggio di ritorno da Troia nel testo di César Brie diviene anche e soprattutto metafora del viaggio dei nuovi naufraghi, di quei milioni di moderni migranti che come Ulisse si chiamano Nessuno, perché spesso è loro negata anche un’identità… “il mio nome non importa, qui siamo nessuno”.
Gli attori sono i personaggi dell’Odissea: Ulisse, Penelope,Telemaco, Laerte, Circe, Calipso, Nausicaa, ma i loro volti sono quelli dei migranti di oggi, uomini e donne in fuga dalla povertà e dalle guerre, proprio come César Brie che a 18 anni in un volontario esilio lasciò l’Argentina schiacciata dalla feroce dittatura militare.
L’enfasi è sull’emigrazione sudamericana negli Stati Uniti, ma la frontiera tra Messico e USA è la stessa che divide le due sponde del Mediterraneo perché uguale è il calvario di chi deve lasciare la propria casa e gli affetti più cari. “Gli altri Ulisse da dove venivano? Palestina, Iran, Uganda, Uruguay, Paraguay, Bolivia, India Pakistan…”. Un viaggio che è forse oggi il solo vero viaggio. Una scrittura che provoca, che diventa oscena per denunciare le oscenità della società. Un’arte che, come diceva Pessoa, interroga la vita.
Odissea del teatro de los Andes
Testo e regia di César Brie
In scena al Teatro dell’Elfo di Milano fino al 29 Marzo 2009
Cast: Mia Fabbri, Alice Guimaraes, Lucas Achirico, Gonzalo Callejas, Karen May Lisondra, Paola Oña, Ulises Palacio, Julián Ramacciotti, Viola Vento





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Una notizia che riguarda sempre il lavoro di César Brie: Human Rights Nights – arts and film festival a Bologna ha dato la menzione speciale a “Humillados y Ofendidos”, documentario di César, applaudito ospite del festival. Il video denuncia gli attacchi razzisti nei confronti dei campesinos boliviani il 24 maggio scorso a Sucre. Avevo visto questo filmato, prima su internet (chi desidera può visionare in YouTube semplicemente inserendo Humillados y Ofendidos nel box ricerca), poi nella versione originale che César mi ha dato. Confesso che non ce l’avevo fatta ne allora ne dopo a scriverne. Troppo forte, troppo triste. Volevo negare che cose del genere potessero accadere in un paese che amo e in una città come Sucre, che mi è sempre sembrata la meno conflittuale del paese. Il documentario non denuncia l’offesa all’indigeno da parte dell’oligarchia “blancoide” cui da secoli i campesinos boliviani erano abituati. C’è stato un riscatto per loro con l’elezione di Evo Morales, primo presidente indigeno. Ma c’è stata anche una reazione all’interno stesso della popolazione indigena. Ne è nata una forte conflittualità, molto più complessa della precedente. Un nuovo razzismo ancora più terribile perché fra fratelli. Se la situazione dovesse peggiorare, César, che abita vicino a Sucre e che per questo filmato è stato minacciato, rischia di dover pagare il doloroso prezzo dell’esilio per la seconda volta, dopo aver dovuto lasciare giovanissimo l’Argentina. A lui, al suo coraggio il mio plauso, alla Bolivia tutta l’augurio di ritrovare pace e fratellanza.