Poggioni, attore protagonista di Nostos © Anna Maspero
Vorrei raccontare la magia e l’emozione di una “prima”. Si tratta di Nostos, uno spettacolo teatrale che parla di sogni, di viaggi e di ritorni, inserito nella programmazione della manifestazione culturale comasca Parolario, che quest’anno ha per tema proprio il viaggio.
Per me, che con l’attore Christian Poggioni ho lavorato sui testi, si è trattato di una prima in assoluto, visto che fino ad ora non mi ero mai confrontata con il teatro. Ma grazie alla sua lunga esperienza, unita alla mia passione per il tema del viaggio, è nato un monologo intenso e ricco di suggestioni, con brani classici e contemporanei cuciti insieme dalle nostre riflessioni e dalla sensibilità di un attore capace di tenere da solo con forza la scena.
Nella splendida cornice di Corte San Rocco a Cantù un pubblico attento e numerosissimo ha vissuto la magia di una serata davvero speciale. Come non lasciarsi andare all’emozione quando Christian Poggioni ricorda la prima orma di piede umano lasciata da Neil Armstrong sulla luna e alle sue spalle sorge una splendida luna piena che sembra parte stessa della coreografia? O quando recita gli ultimi minuti fatali dell’Ulisse di Dante “tutte le stelle già dell’altro polo vedea la notte” e le stelle sono lì ad ascoltare, come appese per magia sopra le teste degli spettatori dalla sceneggiatrice Aurélie Borremans?
Tanti sono i motivi che spingono a partire. Partono emigranti, profughi, esploratori, giramondo, turisti… e partiamo noi. Per fuggire dalla routine, per svago come per vivere esperienze ed emozioni nuove; per inseguire un sogno o per dimenticare un amore finito; per conoscere o per semplice desiderio di libertà; per la gioia di partire… e per quella di tornare.
Il viaggio inizia dal sogno perché da sempre si nutre di sogni, della magia di un nome, delle suggestioni di immagini, letture e racconti. Finalmente la partenza, un momento gravido di ansie, ma anche di aspettative e di desideri. Poi timori della vigilia si dissolvono e affiora una dolce sensazione di libertà. Siamo in viaggio.
Scrive Montale: “E poi si parte e tutto è O.K. / e tutto è per il meglio e inutile (…) / Un imprevisto / è la sola speranza…”. Davvero l’imprevisto dovrebbe essere parte integrante del viaggio, ed è importante assecondare il caso, rallentare, svoltare, divagare, tornare indietro, fermarsi, fare il vuoto. Come Terzani che nel ‘93 percorre l’Asia via terra, esperienza da cui nascerà quel capolavoro che è “Un indovino mi disse”. Come l’Africa in cammino raccontata da Kapushinski.
Tanti sono i viaggi possibili. C’è l’erranza dolorosa degli emigranti: gli italiani partiti nell’Ottocento e Novecento e quelli di oggi con cui Fabrizio Gatti condivide la Via Crucis attraverso il Sahara.
Ci sono i viaggi certo meno drammatici descritti con sottile ironia da Beppe Severgnini, acuto osservatore di vizi e virtù nostrani. E quelli per andare alla guerra, probabilmente i più numerosi lungo tutto il corso della storia umana. I viaggi non finiscono mai. “La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro…” scrive Saramago. Come Ulisse, che tornato a Itaca non trova pace e riprende il mare.
Alla fine ci si accorge che il viaggio è sempre un ritorno, proprio come l’Odissea che del viaggio è l’archetipo, come racconta con parole di poeta Giorgio Caproni: “Se non dovessi tornare, / sappiate che non sono mai partito. / Il mio viaggiare / è stato tutto un restare / qua, dove non fui mai”.
"Se una notte d’inverno un viaggiatore" di Italo Calvino - Mondadori, 2009

Dalla leggenda alla verità storica. Dai musici apparsi misteriosamente sul Sacro Monte fino a Mozart. Una tradizione che qui fa parte del territorio.

A pochi passi l’uno dall’altro, il Museo Egizio e quello del Cinema alla Mole Antonelliana rendono il capoluogo piemontese un approdo ideale per trascorrere qualche ora fingendosi un Faraone dell’antico Egitto o una star del grande schermo.

Prosegue la visita nei meandri della residenza meneghina di Visconti e Sforza, immersa nelle atmosfere rinascimentali di Leonardo da Vinci e Ludovico Sforza. Con una sorpresa all’interno della rocca.
Caro Nostos, ti auguro, con le parole di Konstantin Kavafis in Itaca, che “la strada sia lunga, / fertile in avventure e in esperienze….” e ” Soprattutto, non affrettare il viaggio; / fa che duri a lungo, per anni…”
Momenti di riflessione da immagazzinare come piccolo tesoro e serbatoio cui attingere ispirazioni lungo il nostro cammino
Grazie
Rosi
davvero un bellissimo viaggio lo spettacolo, complimenti ad attore, scenografa e scrittori! Serata magica!
Grazie di cuore ad Anna: le sue esperienze, la sua consocenza della letteratura di viaggio, la sua sensibilità, il suo entusiasmo hanno permesso la nascita di questo spettacolo. Senza di lei questo “viaggio nel viaggio” non avrebbe avuto inizio e non sarebbe approdato al risultato che il pubblico ha così sinceramente applaudito. Ed è solo l’inizio! Un abbraccio ad Anna e a tutti coloro che ancora ci accompagneranno in questa esperienza tra viaggio e teatro. Christian