« “Ferie Medievali” a Pavone Canavese Irlanda, incognita Europa »


Myanmar, autostrada (bagnata) per l’inferno - foto : Manifestazione di AI pro attivista birmana Aung San Suu Kyi
Manifestazione di AI pro attivista birmana Aung San Suu Kyi

Myanmar, autostrada (bagnata) per l’inferno

di

stampa stampa

Esiste ancora la “croce rossa” intesa come metafora di qualcuno su cui non si dovrebbe sparare? In Myanmar sembra proprio di no. A giudicare almeno dalla recente ricerca realizzata da Amnesty International.

Nel rapporto, presentato qualche giorno fa a Bangkok, in Thailandia, il governo birmano sta raddoppiando gli sforzi per costringere i sopravvissuti al ciclone Nargis ad abbandonare i rifugi di emergenza e impedire che siano raggiunti dagli aiuti.

Questo comportamento aumenta il rischio di morte per decine di migliaia di persone che già si trovano in una condizione di estrema vulnerabilità. Il 2 e 3 maggio scorso infatti, il ciclone Nargis ha devastato il delta dell’Irawwaddy. Oltre 130.000 persone sono morte o risultano disperse e quasi due milioni e mezzo di civili sono stato gravemente colpiti.: molte di esse sono senza cibo, riparo e cure mediche.

La crisi conseguente al passaggio del ciclone si è sviluppata in un contesto di gravi e perduranti violazioni dei diritti umani. I prigionieri politici, sottoposti a un duro regime carcerario, sono oltre 1850. Quasi tutti gli attivisti politici sono dietro le sbarre o sono entrati in clandestinità.

Chi osa criticare il governo viene regolarmente intimidito, minacciato e arrestato. Da oltre due anni, nelle zone orientali del paese l’esercito sta conducendo una vasta offensiva contro i civili di etnia Karen, nel corso della quale si è reso responsabile di massicce torture, deportazioni e ricorso ai lavori forzati.

Il 20 maggio, l’Spdc (Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo, il governo di Myanmar) ha decretato la fine della fase di soccorso e assistenza e l’inizio della fase della ricostruzione. Subito dopo, l’Spdc ha avviato una campagna per costringere i senzatetto a sgomberare i rifugi governativi e quelli di fortuna.

Le autorità hanno preso di mira le scuole e i monasteri, in cui si erano rifugiati gli sfollati dopo che quei siti erano stati usati come seggi per il referendum costituzionale, adducendo inoltre a pretesto l’imminente apertura dell’anno scolastico.

Molti dei sopravvissuti dunque, non possono tornare alle proprie case dato che molte aree del delta del fiume Irawwaddy rimangono quasi del tutto inabitabili.
“Dopo essere sopravvissuti alla furia del ciclone, migliaia di persone ora subiscono quella dell’Spdc”, ha affermato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar, che nell’ultimo mese ha visitato il paese.

La ricerca di Amnesty International, basata su numerose fonti, testimonianze oculari e interviste con persone fuggite dalle zone colpite dal ciclone, ha evidenziato la forte necessità che l’Spdc e i donatori internazionali adottino standard sui diritti umani nella risposta al disastro.

Amnesty International si è detta seriamente preoccupata per la distribuzione degli aiuti. Il 16 maggio, attraverso il suo organo d’informazione, La nuova luce di Myanmar, l’Spdc si e’ impegnato ‘a condurre un’indagine sui casi [di appropriazione indebita degli aiuti] per individuare i responsabili e punirli secondo la legge’.

L’organizzazione per i diritti umani ha apprezzato questa notizia e ha chiesto all’Spdc di monitorare attentamente la distribuzione degli aiuti e indagare sulle denunce di abusi di potere, furti e dirottamento degli aiuti.

“Poichè l’Spdc ha una lunga tradizione di violazione dei diritti umani”, ha spiegato – ha sottolineato Zawacki. le agenzie umanitarie dovrebbero vigilare con particolare attenzione sul rischio che le autorita’ ostacolino la consegna o dirottino gli aiuti”

Amnesty International ha già potuto confermare oltre trenta casi in cui i senzatetto sono stati costretti ad abbandonare i rifugi di emergenza, scuole e monasteri inclusi. Nelle ultime due settimane questa campagna si è intensificata. Le autorità hanno costretto i sopravvissuti a lasciare Maungmya, Maubin, Pyapon e Labutta e a tornare più a sud, verso i loro villaggi originari.

Nell’ex capitale Yangon, il 23 maggio, le autorità hanno espulso oltre 3000 sopravvissuti da un rifugio di fortuna a Shwebaukan, nella zona di North Dagon Myo Thit, e dall’istituto scolastico superiore n. 2 della zona di Dala.

Come se non bastasse, il 26 maggio, secondo una testimonianza oculare pervenuta ad Amnesty International, il maggiore di polizia U Luu Win ha bloccato 48 camion contenenti aiuti di donatori privati di Myanmar presso il ponte Pan Hlaing, nel quartiere di Hlaing Tharyar dell’ex capitale Yangon. All’1 di giugno, la polizia doveva ancora dissequestrare i camion.

stampa stampa
LIBRI

Sana’a e la notte

"Sana'a e la notte" di Elena Dak - Alpine Studio - collana Orizzonti, 2012

Il ragazzo che parlava col vento

"Il ragazzo che parlava col vento" di Pascal Khoo Thwe - Edizioni Piemme, 2008



comment Lascia un commento a "Myanmar, autostrada (bagnata) per l’inferno"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- Laura (raya) su R come Reporters
- Francesco Colucci su Aliano, l’ex-confino della Basilicata
- alex67 su John o’ Groats, alla fine della Scozia
- roberto su Vorkuta, Inferno Siberia
- Anna Maria su Murgia, sentieri di Puglia e Basilicata
- melissa su Palazzo di Cnosso, mito di Creta

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Reportage

Sul Duomo, nel cielo di Milano
di

Sul Duomo, nel cielo di Milano - foto : Milano, sul tetto del Duomo © AnDre |Ma_Sight

Cambiando l’angolo visuale mutano le sensazioni che una città provoca. In questo viaggio saliamo in verticale, nel cuore antico del capoluogo lombardo. Il tetto della basilica è la terrazza privilegiata.

Viaggi

Inghilterra, nel college di Eton
di

Inghilterra, nel college di Eton - foto : Inghilterra, il College di Eton © Wolfiewolf

Viaggio nella città reale di Windsor, tra il Tamigi con i suoi cigni e i parchi. Ma se il castello la fa da protagonista immobile e stabile, Eton College ne è di sicuro il cuore e l’anima, nonché le origini.

Storie

A piedi dall’Inghilterra all’India
di

A piedi dall’Inghilterra all’India - foto : Mark Boyle - Foto tratta dal suo sito

Mark Boyle, ex businessman convertito alla “freeconomy”, è partito da Bristol, secondo centro finanziario britannico, per raggiungere da solo e a piedi la città in cui quasi centoquaranta anni fa nacque Gandhi.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter