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Milano, la guerra di Capa e Taro - foto : Storico scatto di Robert Capa © Cornell Capa/International Center of Photography
Storico scatto di Robert Capa © Cornell Capa/International Center of Photography

Milano, la guerra di Capa e Taro

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Goccia dopo goccia. Al riparo dai proiettili che fischiano nell’aria e l’odore della pioggia che s’imbratta con l’acre odore della morte a ogni angolo. Una vita spesa tra le trincee, nascosti. Una vita al fronte.

Combattere una guerra non tua armato solo del tuo obiettivo. Una missione che giorno dopo giorno, anno dopo anno pochi coraggiosi fotografi portano avanti votati interamente alla volontà di far vedere da vicino il fronte alla massa che ignora.

Ignora quanto sia crudele. Ignora quanto la vita in quei casi sia appesa a un sottile filo. Ignora quanto sulla smorfia di dolore di un fucilato si possa imparare, quanto sia profonda la malvagità e l’inutilità del gesto umano.

A Milano due storici occhi sulla guerra ritorneranno a brillare fino al 21 giugno presso il Centro Internazionale di Fotografia. Questa è la guerra! Robert Capa al lavoro, il titolo dato alle trecento foto esposte accanto alla retrospettiva dedicata a Gerda Taro, sua compagna e collega.

Un rapporto che strinse queste vite ai fronti di guerra. Primo su tutti quello del conflitto civile spagnolo dove entrambi furono mandati come inviati speciali dalla rivista Vu gettando il proprio occhio di cristallo nella polvere da sparo di Cordoba e Barcellona.

Trecento e più scatti, documenti, provini a contatto che ripercorrono la breve vita di questi due maestri della fotografia mondiale. Fotografia che in quegli anni iniziava a essere il primo strumento d’informazione di massa attraverso il quale tutti potevano osservare eventi fino allora solo scritti.

Capa fu anche il fondatore della nota Agenzia Magnum. Gerda Taro dal canto suo fu per molto tempo ignorata. I suoi scatti immeritatamente sottovalutati. Immeritatamente se non altro per il coraggio che lei aveva nello svolgere il proprio lavoro in zone del mondo dove nessun professionista aveva il coraggio d’avventurarsi.

Vite spezzate troppo presto. Vite sacrificate alla fotografia: Taro morì nel 1954 saltando su una mina in territorio indocinese, la sua compagna invece a soli ventisette anni schiacciata dai cingoli di un carro armato.

I loro scatti però rimangono immortali. Un monito eterno per l’umanità. La guerra è in diretta. La morte più assurda.

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"Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Milano" di Silvia Coppini Spini, Ambrogio Strada - Newton Compton, 2000



4 commenti a “Milano, la guerra di Capa e Taro”

  • Fabio Castano alle ore 2:17 pm scrive:

    Ciao Francesco. Sai dov’è il Centro Internazionale di Fotografia a Milano che vorrei visitare la mostra?
    Grazie,
    Fabio

  • Desirèe alle ore 3:47 pm scrive:

    Ciao Fabio, la mostra si tiene allo Spazio Forma di Piazza Tito Lucrezio Caro1 (in fondo a Corso Italia).
    Grazie Francesco, era una mostra che già volevo andare a vedere e adesso me ne hai fatto venire ancora più voglia!

  • Fabio Castano alle ore 4:16 pm scrive:

    Grazie dell’informazione Desirèe, gentilissima. Ci andrò presto anche io, dev’essere davvero interessante…

  • Francesco alle ore 8:39 pm scrive:

    Grazie Desirèe e scusate tutti per il ritardo.
    Sì la mostra è proprio lì.
    Grazie per l’interesse che sempre in tanti dimostrate.
    Continuate a seguirci.

    Francesco

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