Tempio di Kyoto © iwalk.jp
L’eleganza minimalista del bianco e nero. La potenza dei colori che esplodono o si adagiano sulla pellicola. Lo sguardo indiscreto della 35mm che cattura l’intimità di una camera da letto così come le scene corali. 13 fotografi della Maison Européenne de la Photographie di Parigi raccontano il Giappone com’era, com’è e forse come sarà.
I 140 scatti che compongono Nippon Kōbō (letteralmente Laboratorio Giappone), presso lo Spazio Forma di Milano, rappresentano le contraddizioni di un Paese proiettato nel futuro, ma profondamente radicato alla propria millenaria tradizione. Un approccio a tratti crudo, a volte visionario, ma sempre partecipe. La retrospettiva è dedicata ad uno dei primi gruppi artistici di matrice fotografica sorti nel Paese nel 1933. Obiettivo dichiarato, osservare il Sol Levante da una prospettiva nuova .
Al principio della mostra dominano i family portraits in bianco e nero di Shoji Ueda. Spesso ambientate sulle dune di una spiaggia, sono composizioni dal forte impatto visivo. I componenti della famiglia del fotografo sono disposti come in un quadro di Salvador Dalì e la sabbia cangiante incontra i toni scuri dei kimono e degli abiti occidentali indossati dai protagonisti.
Ma subito dopo è l’animo umano a venire scandagliato nelle sue forme: si parte con il conflittuale rapporto tra uomo e donna, nei monocromatici scatti di Eikoh Hosoe. Protagonisti, nudi sofferenti e plastici, occhi sgranati, espressioni da teatro Kabuki. Un busto maschile sembra reggere un elmo particolare: dal fondo scuro emerge il volto di donna. Una metafora della vera ragione per cui gli uomini combattono o della considerazione che l’uomo ha del genere femminile?
L’impatto emotivo si fa più forte con la serie “Nagasaki 11:02” di Shomei Tomatsu. Le immagini raccontano una delle più immani tragedie della storia umana: lo sgancio sulla città della bomba atomica, il 9 agosto 1945 . Lo sguardo del fotografo imprime nel nostro cuore le cicatrici del corpo e dello spirito dei sopravvissuti. Corpi deformati, un orologio fermo all’ora della detonazione (le 11.02), una bottiglia fusa che diventa un abnorme essere: la Storia si mostra nella sua più cruda realtà.
Cosa c’è di più intimo che esporre le istantanee della propria esistenza? Con Sentimental Journey e Winter Journey, Nobuyoshi Araki, apprezzato fotografo erotico, ci racconta la sua vita. Prima il viaggio di nozze con la neosposa Yoko (luoghi, amplessi nelle camere d’albergo, sguardi complici concorrono a creare un’immagine forte e autentica del loro rapporto). La lunga malattia di Yoko, culminata con la morte nel 1990, è oggetto del secondo capitolo dei Journey. Sono i dettagli a rendere struggente l’atmosfera.
Edifici distrutti dall’uomo o dalla natura e desolati notturni urbani: le ultime foto in esposizione testimoniano l’attuale visione del Giappone da parte dei suoi fotografi? Un’inarrestabile alienazione dell’uomo dal mondo e da se stesso? Quello che ho visto attraverso questi scatti mi fa sperare di no.
"Manuale dell’imperfetto viaggiatore" di Beppe Severgnini - Rizzoli, 2001

Prosegue la visita nei meandri della residenza meneghina di Visconti e Sforza, immersa nelle atmosfere rinascimentali di Leonardo da Vinci e Ludovico Sforza. Con una sorpresa all’interno della rocca.

Per le vie del capoluogo lombardo e il desiderio di riscoprire uno dei monumenti storici della città: questi gli ingredienti con cui costruire un insolito viaggio a spasso nel tempo.

Un luogo nascosto nel cuore della città meneghina. Una storia di coraggio e ingegno. Quando l’avventura correva sulle onde dell’etere.