La contraddizione di bambini malnutriti nel lussureggiante Congo. La natura ciclica della malnutrizione in Bangladesh. L’impatto dell’annuale stagione “di magra” nel Sahel. Che cosa prova una madre quando non è in grado di sfamare il proprio figlio? Che cosa sognano tutte quelle centinaia di migliaia di esseri umani nei campi profughi in attesa che gli aiuti umanitari e i governi comprendano la gravità del loro dramma e agiscano di conseguenza? Cosa significa per un bambino poter vedere crescere il grano?
Al giorno d’oggi 195 milioni di bambini nel mondo sono affetti da malnutrizione, che è responsabile della morte, ogni anno, di almeno un terzo degli 8 milioni della popolazione infantile sotto i cinque anni di età. Queste morti si potrebbero evitare se venissero soddisfatte le necessità nutritive dei bambini.
Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo, insignita nel 1999 del Premio Nobel per la Pace, ha lanciato la campagna globale “Starved for Attention: il cibo non basta”, per costruire una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica e ottenere così una revisione dei programmi di assistenza nutrizionale per i bambini e nella mobilitazione delle risorse necessarie per estendere su vasta scala corretti approcci di prevenzione e di terapia della malnutrizione.
“Le nostre equipe mediche che operano in più di 30 paesi con alti livelli di malnutrizione, dall’Africa sub-sahariana all’Asia del sud” ha dichiarato Christophe Fournier, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere, “hanno sperimentato che grazie a interventi con cibi equilibrati e di qualità a milioni di bambini possono essere risparmiate le conseguenze della malnutrizione”.
A supporto della campagna globale, dopo New York, mercoledì 24 giugno sarà inaugura a Milano una mostra fotografica dove le immagini convenzionali sono sostituite da quelle dei genitori e degli operatori sanitari che si impegnano per rispondere ai bisogni nutrizionali dei bambini.
Al progetto “Starved for attention” hanno contribuito i fotogiornalisti dell’Agenzia VII: Marcus Bleasdale, Jessica Dimmock, Ron Haviv, Antonin Kratochvil, Franco Pagetti, Stephanie Sinclair e John Stanmeyer. Tutti hanno viaggiato in zone di guerra, villaggi rurali, capitali sovraffollate, rifugi di montagna, per documentare la malnutrizione infantile e i suoi volti.
“Una delle sfide più difficili che ha dovuto affrontare la nostra agenzia fotografica, è stata proprio quella di come documentare la malnutrizione”, ha dichiarato Ron Haviv, fotografo di VII, “Si può pensare che questa storia sia già stata raccontata attraverso i lavori dei fotografi che hanno coperto il tema della fame nel XX secolo. Tuttavia, per raccontarla oggi crediamo di aver trovato un linguaggio visuale completamente nuovo e potenzialmente di grande impatto”.
Attualmente i donatori internazionali forniscono soprattutto farine arricchite. Questo genere di cibo allevia la fame, ma non risponde alle necessità del metabolismo di bambini che sono in fase di crescita. Ciò significa che gli Stati Uniti, principale donatore dei programmi di assistenza, sta inviando derrate alimentari di qualità inferiore che non presentano i prerequisiti nutrizionali necessari per i bambini che le ricevono.
La mostra “Starved for attention – il cibo non basta”, sarà visibile presso la Fondazione FORMA per la Fotografia di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro 1) dal 24 giugno al 10 luglio (tutti i giorni dalle ore 11 alle 21; giovedì e venerdì dalle ore 11 alle 23; lunedì chiuso).




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