Nei territori di religione cristiana ortodossa le festività religiose, rispetto alle nostre, appaiono posticipate, le date vengono infatti calcolate secondo il calendario giuliano e non quello gregoriano come nella chiesa romana. Quest’anno la settimana della Masleniza che precede l’inizio del lungo digiuno quaresimale cade dal 28 febbraio al 6 marzo.
Gli slavi orientali festeggiano la Masleniza da tempo memorabile: salutano il gelido inverno che se ne va, per aprire le porte al tiepido sole primaverile, al risveglio della natura per ingraziarsi abbondanti raccolti e prosperità.
Questa settimana, per molti secoli, ha rappresentato anche l’inizio del nuovo anno. Nei territori dell’antica Rus’ prima del XV secolo, l’anno nuovo iniziava a marzo. Successivamente tale data venne spostata al 1° di settembre; fu solo con un decreto di Pietro il Grande che si adottò l’abitudine di festeggiare l’anno nuovo partendo dal 1° gennaio del 1700.
La Masleniza è una festa antichissima di chiaro stampo pagano che la Chiesa, nonostante la sua influenza e la sua presenza millenaria sui territori slavi, non è mai riuscita a estinguere. Preesistente all’arrivo del cristianesimo, rappresenta ciò che gli antropologi culturali chiamano “sopravvivenza” (elementi di un antico culto che persistono in un successivo contesto storico-religioso).
In antichità questi festeggiamenti venivano celebrati in onore di Lada, la dea primavera, una divinità femminile protettrice della semina, della vita, del matrimonio e dell’amore e del dio Veles protettore dell’allevamento, dell’agricoltura, della ricchezza e della prosperità. Alle due divinità venivano tributati riti propiziatori di fecondità, fertilità.. per poter beneficiare di una numerosa progenie con la prosecuzione del ciclo della vita.
In questa settimana, un irrefrenabile voglia di divertimento e tanta allegria sono considerati atteggiamenti indispensabili per propiziarsi la felicità di tutto l’anno. Per le strade, all’aperto, con vitalità e buonumore si suona, si canta, si danza, nonostante la temperatura che in questo periodo dell’anno è ancora piuttosto rigida.
Non c’è festa senza una pietanza tipica. Il piatto tipico della Masleniza sono i bliny: frittelle larghe, sottili, rotonde dal colore dorato che simboleggiano il disco solare. Ogni famiglia ha la sua particolare ricetta per cucinare i bliny, un piatto molto semplice ma anche molto gustoso che può essere condito: con burro, smetana (panna acida) ricotta, miele e marmellate di ogni frutto, oltre che con caviale, salmone o pesce.
Vige tuttora il detto: “senza bliny non c’è Masleniza”. La tradizione vuole che i primi bliny cucinati vengano dedicati al ricordo dei propri cari defunti, perciò sono posti fuori dalla finestra di casa.
Sempre secondo la tradizione ogni giorno della settimana è vincolato da particolari attività: lunedì si da inizio ai festeggiamenti e si comincia a preparare i bliny, martedì ci si dedica soprattutto ai giochi, mercoledì le suocere invitano i generi con le mogli per gustare i bliny, giovedì ogni famiglia si ritrova intorno al tavolo per gareggiare a chi mangia più bliny, il vincitore avrà un anno particolarmente prospero, venerdì è la volta dei generi che invitano le suocere, sabato si invitano le cognate e alla sera si compie la cerimonia culminante della settimana, nelle piazze si da fuoco al pupazzo impagliato che simboleggia l’inverno, infine, domenica ci si scambia la visita tra parenti e amici, e in caso di rancori, tra baci e abbracci si fa la pace e si chiede perdono per ogni offesa compiuta.
Oggi, così come in passato, tra gli slavi orientali, nonostante i ritmi di vita più frenetici, la Masleniza continua a rappresentare una delle feste popolari più amate e attese.





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